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Pietro Orlandi, fango su Wojtyla: "Perché ha detto quelle frasi ignobili"

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Pietro Orlandi ha scatenato l'indignazione del cardinale polacco Stanislaw Dziwisz. Il fratello di Emanuela, 15enne cittadina vaticana scomparsa nel 1983, a DiMartedì non ha nascosto i propri dubbi su Giovanni Paolo II: "Mi dicono che Wojtyla ogni tanto la sera usciva con due monsignori polacchi e non andava certo a benedire le case...". Parole a cui ha replicato il sacerdote che subito ha definito le affermazioni "avventatissime affermazioni". Per lui si tratta di "ignobili insinuazioni" che arriverebbero "da inafferrabili ambienti della malavita romana, a cui viene ora assegnata una parvenza di pseudo-presentabilità". 

 

 

Dziwisz dunque non ci crede: "Sono in realtà accuse farneticanti, false dall’inizio alla fine, irrealistiche, risibili al limite della comicità se non fossero tragiche, anzi esse stesse criminali". Non mancano pesanti accuse, come quella di "lucrare" sulla scomparsa della giovane Emanuela. Lui stesso è stato segretario particolare del Papa e "posso testimoniare, senza il timore di smentite, che fin dal primo momento il Santo Padre si è fatto carico della vicenda, ha agito e fatto agire perché essa avesse un felice esito, mai ha incoraggiato azioni di qualsiasi occultamento". Ma l'arcivescovo emerito di Cracovia non è l'unico a prendersela con Pietro Orlandi.

 

 

Anche Fabrizio Peronaci, che con lui ha scritto un libro, non ci è andato per il sottile: "Fango su un Papa. Non è questo il modo di cercare la verità. Come sapete, ho condiviso un lungo percorso con il fratello di Emanuela, con solidarietà e affetto", ha esordito su Facebook per poi parlare di un'amicizia interrotta: "Da un certo momento in poi, però, sono stato costretto a prendere le distanze da Pietro, giacché mi sono accorto che la sua esasperata ricerca di visibilità lo portava ad accreditare qualsiasi pista, circostanza da lui ammessa con un misto di ingenuità e candore, il che è a mio avviso un grande errore e presenta una seria controindicazione: se si dà credito a tutte le piste di fatto, senza volerlo, si contribuisce a confondere e a depistare". Insomma, Peronaci parla di "convulsa e autoreferenziale ricerca della verità su sua sorella". Da qui il rimprovero finale: "Il buon senso, più ancora che il garantismo, dovrebbe impedire di parlare a vanvera". 

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