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Riccardo Sessa, l'avvertimento: "Perché ora bisogna difendere il Mediterraneo"

Annalisa Chirico
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Una Nato meno “nord-atlantica”, con lo sguardo rivolto al Mediterraneo e all’Africa. La missione di Giorgia Meloni al vertice di Vilnius è ambiziosa e, a sentire Riccardo Sessa, già stretto collaboratore di Giulio Andreotti, ambasciatore per l’Italia presso la Nato e prima a Belgrado, Teheran e Pechino, oggi presidente della Sioi (Società italiana per l’Organizzazione internazionale, ndr), «il governo italiano è impegnato in un’opera meritoria per riportare l’attenzione dell’Alleanza sul fianco sud».

Difficile in una fase in cui tutti gli sforzi sembrano concentrati sul fianco est a causa del conflitto in Ucraina.
«La guerra dura da oltre cinquecento giorni, con migliaia di morti non solo tra i soldati ma anche tra i civili. Dallo scoppio della guerra la Nato, che vivacchiava, si ritrova a essere il perno centrale dell’iniziativa occidentale a sostegno dell’Ucraina. E si trova a esserlo senza un impegno formale che equivarrebbe a dichiarare guerra alla Russia. I singoli stati membri sostengono l’Ucraina ma la Nato, in quanto tale, non è in guerra contro Mosca».

 

 

Il governo italiano, con francesi, spagnoli e altri, intende promuovere una nuova visione e nuovi obiettivi, con lo sguardo rivolto a sud.
«Mi auguro che il premier Meloni riesca a far passare questo concetto. Storicamente l’Alleanza atlantica ha sempre prestato enorme attenzione al fianco sud, non a caso il comando militare dell’Alleanza per il Mediterraneo si trova a Napoli. Negli ultimi anni, invece, la componente mediterranea è stata trascurata. Un errore enorme: se è vero che la sicurezza transatlantica passa dalla sicurezza europea, è altrettanto vero che la sicurezza europea passa dalla sicurezza del Mediterraneo. Bene fa il governo, con il presidente del Consiglio Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a evidenziare l’importanza del Mediterraneo. La Nato ha le risorse da investire nella ricostruzione delle istituzioni e delle forze armate in nord Africa. Lo ha fatto per decenni in passato, non vedo perché non possa continuare».

Lei ha detto che la Nato dovrebbe erigere un monumento al presidente Putin…
«Con l’aggressione all’Ucraina, Putin ha rivitalizzato un’organizzazione in crisi. Non sono stati in grado di esprimere un nuovo Segretario generale riconfermando l’uscente (Jens Stoltenberg, ndr). Ciò accade a tutte le organizzazioni: più aumentano i membri, minore diventa la capacità di azione. Mettere tutti d’accordo, quando si è in tanti, è difficile se non impossibile».

Vale anche per l’Ue?
«Certo. Sono un convinto europeista ma se oggi mi chiedessero: lei è d’accordo con un’Europa a due velocità, risponderei di sì. Non si può procedere con la regola dell’unanimità: senza maggioranze qualificate è la paralisi. Se l’Ue non trova un modo nuovo di funzionare, sarà troppo tardi».

 

 

Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha dato il via libera all’adesione della Svezia alla Nato, dopo aver rilanciato l’ingresso di Ankara nell’Ue…
«Non sappiamo ancora a quali condizioni Erdogan abbia ritirato il suo veto su Stoccolma ma non poteva fare diversamente. Erdogan è uscito rafforzato dalle elezioni, potrebbe giocare un ruolo affinché la guerra cessi. Il processo di avvicinamento della Turchia all’Ue si è bloccato diversi anni or sono e per motivi precisi: nell’Ue esistono standard chiari sul rispetto dei diritti umani e delle minoranze». 

Su stato di diritto e lotta alla corruzione, l’Ucraina di Zelensky rispetterebbe gli standard europei?
«Chi ha prospettato agli ucraini la possibilità di un’adesione rapida all’Ue, li ha illusi. La prudenza nell’aprire le porte nasce dalla consapevolezza che i paesi dell’ex Urss sono indietro rispetto a questi parametri. Il ‘partenariato per la pace’, istituito nel 1994, si prefiggeva di sostenerli per creare un clima di fiducia verso la Nato e l’Europa. Non vedo perché l’Ucraina dovrebbe beneficiare di una corsia agevolata».

Anche il presidente Usa Joe Biden ha frenato.
«Dal 2008, in sede Nato, si discute del possibile avvicinamento dell’Ucraina. Si può difendere Kiev senza che diventi membro Nato. Per la Russia la neutralità ucraina è sempre stata una linea rossa. Credo che eventuali fughe in avanti, su questo punto, rischino di non aiutare l’Ucraina. Non dobbiamo correre: la diplomazia ha i suoi tempi, e non sono quelli di un tweet».

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