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Generale Vannacci, fonti militari: "Ha sofferto, a cosa punta davvero"

Paola Natali
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Le parole contenute nel libro scritto dal generale Roberto Vannacci, ieri destituito dal suo incarico di comando presso l’istituto geografico militare e ricollocato a Firenze «a disposizione» del comando operativo delle forze terrestri, sono rimbalzate in tg e giornali creando all’interno del mondo militare imbarazzo e rabbia. Considerato un validissimo comandante, quanto scritto ha lasciato senza parole diversi militari che hanno deciso di indossare la divisa credendo fortemente nei valori per i quali hanno giurato. Una situazione certamente molto delicata che divide l’opinione pubblica.

 

 

 

Ci sono delle regole da rispettare e una di queste prevede l’obbligo di “notiziare” la catena gerarchica quando si rilasciano interviste o si svolgono determinate attività anche non in servizio, questo non vuol dire essere censurati ma informare la linea di comando e il generale Vannacci non lo ha fatto. In una nota ufficiale l’Esercito aveva infatti affermato di non essere a conoscenza “dei contenuti” del libro e che i vertici militari non sono stati sollecitati da Vannacci per una “autorizzazione o valutazione”.
Descritto dai colleghi come un professionista impeccabile e un uomo al quale rivolgersi in caso di conflitto bellico, ciò che fa riflettere sono i racconti di alcuni colleghi, in particolar modo quelli di appartenenti al corpo che hanno avuto modo di lavorare con lui. Vannacci viene dipinto da alcuni come una persona troppo intelligente per aver scritto certe cose anche con un livello linguistico che non appartiene al suo grado di cultura, sia nei contenuti che nella forma.

 

 

 

Viene inoltre sottolineato che il generale è una persona con un forte ego e in determinati momenti è stato anti-istituzionale. Già polemico in Iraq, continuano i racconti dei militari, successivamente il suo rapporto con le istituzioni aveva iniziato a inclinarsi creando delle tensioni che lo hanno portato verso incarichi di prestigio ma non più operativi. «Reputo che abbia sofferto per essere stato messo da parte», continua un militare. Un racconto che trova conferma nella scelta di pubblicare certe affermazioni in questo preciso momento, raggiunta un’età che gli consentirebbe di andare in pensione. Altri ipotizzano una manovra pubblicitaria fatta a fine carriera per ottenere un futuro come opinionista o addirittura in politica. Tutti concordano nel condannare le parole e le affermazioni riportate nel libro di Vannacci; mai nessuno nell’Arma avrebbe notato discriminazioni a causa dell’orientamento sessuale: «Ci sono diverse unioni omossessuali ma sono semplicemente coppie, ciò che conta è come vengono svolte le mansioni e sono valutate le capacità lavorative, non la vita privata o la religione».

 

 

 

Lo Stato Maggiore dell’Esercito si è espresso chiaramente: «Opinioni personali mai sottoposte al vaglio» e tutti i militari sentiti hanno sottolineato quanto l’intervento del ministro della Difesa Guido Crosetto abbia tutelato il mondo militare da etichette che non appartengono a uomini e donne che indossano una divisa. Il generale continua per la sua strada noncurante di quello che hanno causato le sue parole: «Non mi aspettavo questo polverone. Non faccio un passo indietro, io combatto il pensiero unico».

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