Toni Capuozzo clamoroso: "Ecco perché lascio la pensione"

di Leonardo Iannaccigiovedì 10 luglio 2025
Toni Capuozzo clamoroso: "Ecco perché lascio la pensione"

3' di lettura

Sono pochi i giganti del giornalismo ed è quindi giusto che un nuovo programma che si chiama Giganti, venga affidato all’inviato per eccellenza della televisione: Toni Capuozzo. Tra le novità del palinsesto di Mediaset è stato infatti annunciato questo format in sei puntate su Rete 4 che il grande inviato 76enne condurrà a fine anno.

Toni, cosa può raccontarci di questo Giganti?
«È l’ennesima sfida che ho accettato molto volentieri dopo anni nei quali sono stato inviato, e anche di guerra, in tutto il mondo».

Quando andrà in onda?
«A fine anno, in prima serata, su Rete 4. Direi a dicembre. Si tratta di una sfida vera alla quale racconteremo le vite incredibili di sei personaggi che hanno davvero fatto la storia».

Qualche nome...
«Posso citare le prime tre puntate tematiche che abbiamo dedicato alla Regina Elisabetta, ad Anita Garibaldi e a Papa Giovanni Paolo II. Le altre tre sono ancora in lavorazione e non vorrei dire cose che poi potrebbero risultare inesatte».

Quando ha avuto la proposta da parte di Mediaset di lavorare su Giganti?
«Un paio di mesi fa, sono in pensione da una decina di anni, ma un giornalista non è mai in pensione e sono stato subito attratto da questa nuova idea. Un giornalista lavora per passione e per curiosità e lo può fare sino agli ultimi giorni, se ha la spinta. Così ho detto subito di sì e di questo ringrazio Mediaset».

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In un giornalismo dove domina il web e, purtroppo, i social imperversano, con qual spunti hai affrontato questo nuovo programma?
«Come ho sempre fatto quando mi trovavo su scenari di guerra e cercavo notizie, retroscena, cose che interessassero la gente. La curiosità è sempre stata al centro del mio lavoro, se non sei curioso sconsiglio di intraprendere la carriera del giornalista. Spero che anche in questo caso le mie ricerche sui sei giganti in questione interessino».

Avete scavato nella vita di questi personaggi?
«Sì, abbiamo rovistato nel passato, spulciato notizie e curiosità. Cose che ho sempre fatto in tutta la mia vita, ho cercato di raccontare eventi e aprire il microfono davanti a situazioni che potessero essere interessanti per chi accendeva il televisore».

Quali doti deve possedere un inviato o un giornalista per attirare chi legge un articolo o assiste a un’inchiesta televisiva?
«Direi che proprio la curiosità non gli deve mai mancare. In caso di guerre, deve accettare di vivere in situazioni non agiate: io per esempio partivo sempre con tre sacchi a pelo di differenti spessori per ogni tipo di clima. Quindi deve avere un fisico per sopportare tutto. E poi c’è l’ultima dote, essenziale».

Ovvero?
«Non avere pregiudizi di alcun tipo, soprattutto politici. Essere aperto. E ascoltare».

Un rimpianto nella sua brillante carriera?
«Non aver potuto raccontare la guerra del Vietnam, nei primi anni ’60. Ero troppo giovane».

Il momento più duro da inviato?
«Ho avuto paura che mi sequestrassero, ero in Iran nel 2004. La morte invece non mi ha mai terrorizzato, se arriva buonanotte a tutti».

E di cosa va più orgoglioso?
«Di aver interessato un po’ i miei telespettatori. Spero di rifarlo con Giganti».

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