A pagina 63 della biografia I giorni migliori dei miei anni peggiori che uscirà a marzo 2026, Fedez si è confessato su un argomento che definire delicato è un eufemismo: il suicidio. Ha scritto di aver pensato al gesto estremo in un momento oscuro della propria vita allorché precipitò in buco nero a causa del tumore che sta combattendo tuttora e per il doloroso divorzio dalla moglie, Chiara Ferragni. Questa la dilaniante confessione laddove l’idea del suicidio, ha scritto «non è il salto. Non è il colpo. Non è l’atto in sé. È tutto quello che succede prima. È la gestazione. Figlia di un lungo periodo di progettazione di tale atto. È un feto che cresce nel buio del cranio, che ti sussurra piano, ogni giorno, ’basta’. Io ci sono arrivato dopo aver mollato gli psicofarmaci di botto come si butta via un pacchetto di sigarette vuoto».
Le pillole, racconta: «erano diventate la mia pelle, la mia lingua, il mio pensiero. E quando le ho mollate il cervello ha cominciato a urlare. Come quando ti disintossichi dall’eroina. Dieci giorni. Crampi. Le gambe come blocchi di carne molle. I sogni si mangiavano la realtà, mi svegliavo e non capivo se ero sveglio o solo in un altro livello di inferno. Un tunnel. Ma mica con la luce in fondo. Solo cemento e buio e i miei occhi. Il dopo è stato peggio. Perché il corpo ha smesso di tremare, la testa era una stanza chiusa a chiave. Il mio cervello gridava per avere la sua dose e non c’era nessuno».
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Non ha sfilato a Venezia con i "No Bezos", ma Paolo Crepet non pare aver preso bene il matrimonio extra lusso ...Quasi in contemporanea, Roberto Saviano, intervenuto al podcast Passa dal BSMT di Gianluca Gazzoli, ha fornito una versione quasi tragicomica del proprio intento di farla finita: «Tredici anni fa non riuscivo a trovare la via d’uscita tra processi e guai nei quali mi trovavo. Mi dissi, ’è il momento’. Faccio una follia. Però poi mentre stavo per agire ho avuto un attacco di panico, mi ha preso una scarica...di diarrea. Ho telefonato agli amici che hanno attivato i soccorsi. E addio suicidio».
Una tendenza al gesto stremo che è molto comune, e in vari settori. Stessa tentazione, ad esempio, l’hanno avuta nel tennis Jelena Dokic e la ex numero 1, la giapponese Naomi Osaka che, fiaccata dal mal di vivere, fu colta da tentazioni malevoli e si ritirò. Ora sta meglio.
Sempre nel tennis lo stesso Nick Kyrgios, nemico giurato di Jannik Sinner, ammise: «Nel 2019, a Wimbledon, volevo suicidarmi e sono finito in ospedale psichiatrico». Il cestista Ricky Rubio ha lasciato l’NBA vinto da una depressione che poteva essere letale mentre fra i calciatori è da ricordare il dramma di Gianluca Pessotto: il 27 giugno 2006 tentò il suicidio buttandosi da un abbaino dell’allora sede sociale della Juventus a Torino. Si salvò per miracolo. Nel mondo del pop Britney Spears ha tentato due volte, fra il 2006 e il 2007, di farla finita. A Hollywood, la bellissima Halle Berry pensò al suicidio dopo che il campione di baseball David Justice la mollò in tronco.
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"Questo non lo condivido: i ragazzi non accettano la valutazione ma non è possibile affrontare la vita con q...Per analizzare il delicatissimo tema delle ipotesi di suicidio fra i vip, nessuno meglio del professor Paolo Crepet, psichiatra, sociologo e saggista, ci poteva fornire una chiave di lettura in linea con i tempi che stiamo vivendo: «Per una persona nota, sia esso uno sportivo o un personaggio dello show-business, raccontare la tentazione del suicidio è sempre un gesto che riguarda un aspetto intimo della propria psiche. Il mio suggerimento è di iniziare a fare i conti con certe cose sempre dentro di sé, con il proprio io. Non mi voglio assolutamente riferire a Fedez o a Saviano però certi conflitti interiori, certi demoni e le ombre che possono manifestarsi non ritengo debbano essere esternate in una lettera a un giornale, in una conferenza stampa, in una canzone o in un libro».
Una trentina di anni fa Crepet scrisse con Francesco Florenzano un saggio molto interessante su questo argomento: Il rifiuto di vivere. Anatomia del suicidio. «Penso che molta responsabilità di questo problema fra la gente anche normale sia da addebitare ai social che hanno tolto ai giovani la voglia di comunicare i propri disagi, di rivolgersi a un amico o a un’amica, e nona uno smartphone, per raccontare guai, malattie, sventure o avventure amorose». La debolezza e l’idea del suicidio non hanno sesso, colpiscono gli uomini Alfa e le donne manager, secondo Crepet: «Sono processi dolorosi comuni a tutti i sessi. Il mio consiglio? Rinsaldare amicizie e rapporti fra le persone, parlare e aprirsi con chi sta loro vicino. E senza paura. Quando leggo sui vari servizi di rete sociali narrazione che un tempo si facevano all’amico più intimo oppure ai genitori, beh sono colto da una certa rabbia. Trovo tutto questo volgare».