Ma quanto è bella la cultura woke. E quanto è brutta (e cattiva) la destra che a suddetta cultura non si vuole piegare. È questo, in sintesi, il messaggio della lunga inchiesta uscita ieri sul Corriere della Sera. Parliamo del consueto appuntamento settimanale con il “Dataroom” a cura di Milena Gabanelli. Questa volta scritto con Paolo Giordano e dedicato, appunto, al controverso tema del “wokismo”.
Leggiamo: «Il termine “woke” deriva dal verbo “to wake”, “svegliarsi”, e ha una lunga tradizione nella comunità afroamericana: è un invito a vigilare sulle ingiustizie sociali». E ancora: «Dopo l’omicidio di George Floyd nel 2020 e l’esplosione delle proteste di Black Lives Matter, l’espressione woke coinvolge rapidamente tutte le minoranze oppresse del mondo, e diventa una vera e propria controcultura dei nostri giorni, portata avanti soprattutto dalle generazioni più giovani. I fondamenti del pensiero woke sono almeno tre: 1) lotta contro la discriminazione razziale, di genere, sessuale, coloniale, economica; 2) unione delle diverse forme di oppressione; 3) critica alle strutture di potere dove l’ingiustizia è sistemica, per riformarle». Insomma, da che parte stanno i “buoni” sembra già chiaro. Ma, se ancora ci fossero dei dubbi, basta leggere il seguito dell’articolo, in cui Gabanelli e Giordano si occupano dei nemici del “wokismo”. A partire, of course, dal temibile Donald Trump...
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Momenti d’ilarità a L’Aria Che Tira, il programma di approfondimento politico di La7, condotto da Dav...Trump, si legge, «ha sabotato ogni sforzo verso l’inclusione e la giustizia sociale. In nome della restaurazione del “senso comune”, della “libertà di parola” e del “merito”, ha innescato una cancel culture al contrario, con effetti ben più violenti degli eccessi che dichiara di voler correggere». E non è che in Europa le cose vadano meglio. «I partiti di destra ed estrema destra», concludono Gabanelli e Giordano, «imitano la propaganda antiwoke americana, ognuno declinandola secondo i propri interessi specifici. In Francia Marine Le Pen prende di mira il multiculturalismo; in Germania AfD mette sotto il cappello woke la battaglia contro i migranti; in Spagna Vox si batte contro le politiche gender perché corrompono la società; in Italia il governo Meloni ha messo nella sua agenda politica una legislazione contro il riconoscimento dei figli di coppie dello stesso sesso. Con la scusa di colpire l’estremismo woke, vengono così messe in pericolo libertà fondamentali molto più ampie, l’essenza stessa della democrazia».
Insomma, stringi stringi, se sei contro la cultura woke sei automaticamente antidemocratico... Ora, naturalmente Gabanelli e Giordano possono scrivere quello che vogliono, compresi articoli politicamente schierati come questo. È però più discutibile far passare un’analisi politica per un pezzo di data journalism.
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"Gli auguri di morte in diretta su La7 a Salvini sono la conseguenza di una linea editoriale e politica dove l&rsqu...Già, cos’è il data journalism? Ecco la definizione che ne dà la Treccani: «Particolare genere giornalistico che per lo svolgimento della professione utilizza tecniche statistiche, di visualizzazione e procedure per l’estrazione e l’analisi di informazioni da una fonte di dati. L’uso di testo è assente, o di gran lunga ridotto, per lasciare spazio alla rappresentazione visiva». Insomma, siamo piuttosto lontani dall’inchiesta in questione... Che la destra stia mettendo a rischio la democrazia è un’opinione della Gabanelli, legittima per quanto bizzarra. Non ci sono, ovviamente, dei dati che lo provino in maniera “scientifica”. Se lo si vuole sostenere, quindi, non è necessario “nascondersi” dietro qualche numero...