Nessuna retromarcia. Vladimir Solovyov non intende scusarsi con Giorgia Meloni. Il conduttore televisivo russo si è infatti rifiutato di scusarsi con la presidente del Consiglio dopo gli insulti durante il suo programma in onda sulla tv di Stato russa. Lo ha detto chiaro e tondo nel corso di un dibattito sui commenti misogini. Qui la presentatrice Victoria Bonya ha invitato Solovyov a scusarsi con Meloni "in quanto donna", ma il conduttore ha respinto la richiesta. "Ma non è forse lei la presidente del Consiglio dell'Italia? Non la sto affatto insultando in quanto donna. È una questione politica", ha subito replicato Solovyov. Giustificazione curiosa, considerando gli epiteti rivolti dal russo al premier: "Donnaccia" e l'indigeribile "puta Meloni".
Il conduttore ha inoltre sostenuto che politici italiani avrebbero rilasciato dichiarazioni dure contro il presidente russo Vladimir Putin senza provocare reazioni all'interno del Paese: "I politici italiani hanno definito il presidente della Federazione Russa 'peggio di un animale', 'boia sanguinario', 'terrorista'". "Certo - ha poi aggiunto -, se Meloni come donna si è sentita offesa, mi scuserò con lei. Ma chi si scuserà con Putin? E chi si scuserà con il nostro popolo?".
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"Per il buonsenso hanno la penna scarica. Per spargere livore, invece, l’inchiostro abbonda". Su X Frate...Durante una puntata della sua trasmissione Polnyj Kontakt (Full Contact), Solovyov si era infatti scagliato contro la premier italiana arrivando a definirla "vergogna della razza umana. Bestia naturale, idiota patentata", ma anche Giorgia "puta-Meloni. Che brutta donnaccia. Cattiva. Fascista". La risposta di Meloni però non si era fatta attendere: "Per sua natura, un solerte propagandista di regime non può impartire lezioni né di coerenza né di libertà. Ma non saranno certo queste caricature a farci cambiare strada. Noi, diversamente da altri, non abbiamo fili, non abbiamo padroni e non prendiamo ordini. La nostra bussola resta una sola: l'interesse dell'Italia. E continueremo a seguirla con orgoglio, con buona pace dei propagandisti di ogni latitudine".




