È’ ufficiale: il professor Montanari ha preso di fatto il posto di Paolo Berizzi. Quest’ultimo era il primo degli acchiappafascisti ma i suoi scoop erano così poco sensazionali da indurre anche gli antifa più duri e puri a farsi una risata. Si andava dalle fontane del Ventennio inaugurate da sindaci del Pd alle relazioni “pericolose” di una Meloni giovanissima con militanti che poi sarebbero diventati esponenti di CasaPound. Capite bene che si tratta di robetta, serviva qualcosa di forte, qualcosa di più dottrinario, capace di sgominare il “male” fascista sul piano delle idee. E Tomaso Montanari si è dato da fare, ripetendo anche al Salone del libro di Torino (dove se a un dibattito non parlavi male del governo, dei ministri, della Meloni e compagnia cantando ti guardavano storto) le sue accuse ideologiche al melonismo che farebbe rima col fascismo. Per lui le donne, secondo la destra al governo, avrebbero un solo orizzonte, e cioè fare figli per la nazione. «La stessa Meloni – dice Montanari – è pentita di avere solo una figlia e se tornasse indietro farebbe più figli e invita le donne a non essere egoiste. È impressionante che in un mondo dove ci sono i signori del genocidio ad essere egoiste siano le donne che non fanno figli. Poi, il ministero delle Pari opportunità diventa della natalità, avere figli è una cosa meravigliosa ma chi vuole farli non è detto che voglia dare i figli alla Patria...».
A questo punto abbiamo riletto le tesi congressuali di Trieste di Fratelli d’Italia alla ricerca di queste scandalose tesi demografiche e niente, non le abbiamo trovate: non c’era nemmeno la riproposizione dell’Opera nazionale maternità e infanzia (Onmi) e neanche, pensa te, la tassa sul celibato. Allora bisogna sempre andare alla fonte. E così abbiamo rivisto il libro Io sono Giorgia a pag. 112: «La maternità non era mai stata uno dei grandi obiettivi della mia vita – scrive Meloni – ho sempre pensato che i figli fossero soprattutto un prodotto dell’amore. Se trovi la persona giusta, allora suggellerai in questo modo quel legame. Rimpiango di essere stata così cieca. I figli sono l’amore, il più assoluto che esista, ma non sempre riesci a capirlo prima di provare quel sentimento. Io non lo avevo capito. Vorrei averlo fatto, vorrei essere diventata madre più giovane e più di una volta... Quello della denatalità è il più grande problema che l’Occidente si trova ad affrontare. La denatalità mette a repentaglio non solo la nostra tenuta sociale, ma anche quella economica. Il nostro sistema di welfare, per essere mantenuto, ha bisogno di ricambio. Le nostre comunità continuano a invecchiare... tornare a fare figli è indispensabile e questa è la principale ragione per la quale dovremmo rafforzare la legislazione di favore che abbiamo verso la famiglia».
Tomaso Montanari, orrore sul palco: "Da Mussolini a Giorgia Meloni, un filo nero"
"Da Benito a Giorgia c'è un lungo filo diretto, un lungo filo nero, nerissimo. Si chiama fascismo"....Queste le “scandalose” idee della premier su maternità e inverno demografico. Dove sta l’invito a fare figli per la nazione? Dove l’idea che una donna ha il dovere di essere madre? Il problema allora è un altro: è che anche il modo in cui Giorgia Meloni interpreta il suo ruolo di madre deve essere demolito e lo si è visto quando ha portato la figlia Ginevra al G20 a Bali nel novembre del 2022. È stata dipinta come una privilegiata, come una madre coi sensi di colpa che deve portarsi dietro la piccola, come una che non sa distinguere il privato dal pubblico. Invece la scelta di portare la figlia a un vertice internazionale mandò un segnale di fortissimo cambiamento. Anche della mentalità con cui si guarda alle donne di vertice: posso fare bene il mio lavoro anche se penso ai miei figli. Un fatto non proprio piccolo, non uno scherzo. Un esempio per tutte le donne. Di qui la necessità di ribaltare il tavolo: Meloni dev’essere la nemica delle donne, quella che le vuole ai fornelli, quella che le vuole solo madri sottomesse al patriarcato. Tutto della premier dice il contrario, ma l’ostinato Montanari (e le femministe antichiste) non si rassegnano.




