Estremismi progressisti. Si sfrutta lo sport - in questo caso il calcio - per veicolare un messaggio politico: il multiculturalismo contro l'identità nazionale e la remigrazione. Aldo Cazzullo sulle pagine del Corriere della Sera si è agganciato all'ultima boutade di Renzo Ulivieri per attaccare le famigerate destre.
Il presidente dell'Associazione Italiana Allenatori Calcio aveva proposto una soluzione per riportare la Nazionale italiana a disputare il Campionato del Mondo dopo 12 anni dall'ultima sua partecipazione. "Se vediamo le squadre straniere, in ognuna ci sono 5-6 neri -, le sue parole a margine dell'ultimo Consiglio federale. Ho fatto una domanda: se facessimo una squadra di tutti bianchi saremmo migliori della Francia? Intendo che ci servono leggi e norme per adeguarci a un’idea mondiale della cittadinanza, a come l’idea della cittadinanza si sta evolvendo. Serve incentivare lo ius soli sportivo”. Tradotto: per qualificarci ai Mondiali serve la "quota neri". Come se la squadra allenata dall'allora ct Gennaro Gattuso non avesse potuto contare su calciatori del calibro di Moise Kean, Destiny Udogie o Micheal Folorusho. Forse, più che al colore della pelle, si dovrebbe puntare sul principio del merito sportivo. Ma tant'è.
Cazzullo, però, ha fatto un passo avanti. L'editorialista non ha soltanto sposato in toto il ragionamento di Ulivieri, ma lo ha esteso ad altre professioni della nostra società. Un esempio? Le forze dell'ordine. "Cosa aspettiamo ad aprirci ai figli dell’immigrazione? Vale per il calcio come per gli altri settori della vita sociale; poliziotti e carabinieri - si legge sulle pagine del Corriere della Sera -, ad esempio, non lavorerebbero meglio in certi quartieri difficili se avessimo più neri e arabi in divisa?". Quote isalmiche in polizia, insomma.
Nazionale, riparta dai vivai, non dalla "quota neri" di Ulivieri
Le ultime dichiarazioni di Renzo Ulivieri da venti anni presidente Associazione Italiana Allenatori di Calcio non sorpre...Una riflessione, qulla di Cazzullo, che lascia di stucco. In primis perché all'interno delle forze dell'ordine italiane ci sono già moltissimi servitori dello Stato di origini araba e africana, o comunque straniera. Inoltre, con le quote arabe per quartieri arabi, si finirebbe per ghettizzare ancora di più le zone più difficili delle nostre città. E, ancora, seguendo il principio proposto da Cazzullo non si minerebbe il principio di integrazione che sta alla base del multiculturalismo? La politica, come lo sport, non deve ripartire dalle quote. Ma dal buon senso.




