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Report, toh: dopo il servizio sull'avvocato di Lavitola...

di Roberto Tortoramercoledì 29 luglio 2026
Report, toh: dopo il servizio sull'avvocato di Lavitola...

2' di lettura

Report-Ranucci-Lavitola-Tuccillo. Un filo rosso che lega le inchieste del programma Rai all’attentato dinamitardo subito dal conduttore. E non finisce qui: dal libro dello stesso Sigfrido Ranucci al cantiere navale Vittoria di Adria, passando per il clamoroso ritrovamento di armi ripreso dalle telecamere di Report. È una rete di rapporti che finisce oggi al centro delle verifiche, non solo della magistratura ma anche della Rai, chiamata a valutare il rispetto dei principi di “imparzialità ed indipendenza” e della “verifica rigorosa delle fonti e gestione corretta di esse”, come previsto dalle linee guida Ebu e dal Contratto di Servizio.

Al centro della vicenda c'è Francesco Maria Tuccillo, già avvocato di Valter Lavitola ed ex-consulente di Finmeccanica per Augusta e Piaggio tra il 2009 e il 2013. Tuccillo - come scrive Il Giornale - organizzò nell'ottobre 2024, insieme alla compagna Valentina Cristanini, la presentazione del libro La scelta di Ranucci a Verona. Pochi mesi dopo sarebbe diventato amministratore delegato del cantiere Vittoria. Sarebbe stato proprio Tuccillo, nel luglio 2025, a segnalare a Report alcune presunte “stranezze” nei conti della società. Il 24 settembre avrebbe inoltre consentito alla trasmissione di entrare nel cantiere senza informare la proprietà, permettendo anche di documentare il ritrovamento di due fucili mitragliatori nascosti in alcune casse. Un episodio che assume un significato diverso, alla luce dell'inchiesta romana sull'attentato dinamitardo contro Ranucci del 16 ottobre 2025.

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Per gli investigatori il presunto mandante sarebbe Valter Lavitola, mentre il ruolo di intermediario sarebbe stato svolto dal suo collaboratore camerunense Gomes Clesio Tavares. Gli inquirenti avrebbero inoltre ricostruito come Tuccillo, fin dal suo ingresso nel cantiere strategico sottoposto al golden power, abbia rivolto accuse molto pesanti nei confronti del nuovo proprietario Roberto Cavazzana, definito “mafioso” e prestanome del clan dei Casalesi. Accuse che sarebbero risultate infondate, alla luce delle verifiche svolte nell'ambito della procedura fallimentare. Il vero scandalo del cantiere sarebbe invece il fallimento da 100 milioni di euro e la presunta truffa aggravata ai danni dell'Unione Europea per 4 milioni di finanziamenti Covid. Un filone che vede indagato l'ex presidente Paolo Duò e che sarebbe rimasto in secondo piano rispetto al clamore suscitato dal ritrovamento delle armi.

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