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Ranucci, Claudio Martelli smonta mister Report: "Paragone ripugnante"

venerdì 28 agosto 2026
Ranucci, Claudio Martelli smonta mister Report: "Paragone ripugnante"

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Dopo Maria Falcone, Fratelli d'Italia e, seppur in ritardo, l'Anm, ora, anche Claudio Martelli, ex ministro di Grazia e Giustizia, ha espresso la sua indignazione nei confronti di Sigfrido Ranucci che, qualche settimana fa, attraverso un post pubblicato sui social, si era paragonato a Giovanni Falcone.

"La verità è che Falcone, dopo la sua morte, fu considerato un eroe da tutti, ma in vita fu osteggiato da una parte importante della magistratura, da una parte importante della politica, compresa una parte importante della sinistra di allora. E ogni tanto quei sentimenti riaffiorano", ha detto Martelli intervistato da La Stampa

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Al quotidiano torinese l'ex ministro della Giustizia ha poi raccontato che fu lui stesso a portare Falcone a Roma, in via Arenula. Una decisione in seguito alla quale sia lui che Falcone furono duramente attaccati dalla sinistra e dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando: "Un atto terribile. Non era una semplice intervista, no: metteva sotto accusa Falcone nelle istituzioni, invocava un processo contro di lui. E il Csm processò Falcone, sottoposto ad un interrogatorio davvero odioso, chiamato a spiegare scelte giudiziarie che erano ragionevoli e giustificate. E quanto alla sinistra attaccò l’arrivo di Falcone al ministero perché era considerato inaudito appoggiarsi ad esponenti non comunisti, come il sottoscritto o come Scotti, per combattere la mafia. Io chiamai Falcone lo stesso giorno nel quale nacque il governo. Volevo fare la lotta alla mafia e pensai: chi meglio di Falcone? Lui venne a lavorare col governo Andreotti e lo avrebbe fatto anche col governo Belzebù pur di realizzare la sua missione. Ciò detto, trovo abbastanza ripugnante il solo accostare la vicenda Lavitola con quella di Falcone".

Successivamente Martelli ha anche ammesso che "Falcone è stato una figura divisiva, nella quale non si sono riconosciuti subito tanti e tutti. Non è stato amato anzitutto da gran parte dei suoi colleghi". In chiusura, l'ex ministro della Giustizia ha dedicato solo parole di elogio al magistrato vittima della strage di Capaci: "L’etica delle scelte. La professionalità. Diceva: non mando avvisi di garanzia e non istruisco processi a casaccio. Perché istruire un processo senza avere la ragionevole possibilità di vincerlo, è un atto 'immorale'. Così diceva e così fece Giovanni Falcone".

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