Libero logo

Ranucci scaricato dai suoi giornalisti e pure da Vauro

di Pietro Senaldivenerdì 28 agosto 2026
Ranucci scaricato dai suoi giornalisti e pure da Vauro

4' di lettura

Sono gli amici il punto debole di Sigfrido Ranucci, non il governo di Giorgia Meloni. E non ci riferiamo solo al pregiudicato Valter Lavitola, confidente, fonte, sodale e mandante di un attentato che, pensato per far decollare una carriera, l’ha invece distrutta. La coltellata al conduttore di Report ieri è arrivata dalla sua redazione. Ed è la seconda coltellata, quella profonda e definitiva.

Si è scoperto che i ragazzi di Sigfrido si sentono più garantiti se si tutelano da soli. Gli inviati di Report hanno mandato una lettera al direttore degli Approfondimenti Rai, Paolo Corsini, per far capire che sono disposti a trattare e cosa si aspettano in cambio della decapitazione del loro capo e guru. «Siamo profondamente contrari a qualsiasi ipotesi di caporedattore e capo autore esterno; abbiamo le professionalità necessarie e ogni altra scelta sarà interpretata come ostile e mirata alla normalizzazione e al commissariamento del programma». Sigfrido è il passato, ma se arriva qualcun altro, noi rompiamo il giocattolo: questo l’avvertimento, dopo le voci secondo cui la Rai preferirebbe una scelta in forte discontinuità.

Sigfrido Ranucci, addio Report e gioco sporco contro la Rai: cosa sta rifiutando

La decisione è presa: Sigfrido Ranucci non sarà la faccia di Report la prossima stagione. La missione &egr...

MARTIRE CATODICO

Già, ma cosa farà la tv pubblica? Complice la lettera dei giornalisti di Report anche ieri, su Sigfrido Ranucci martire catodico, si è deciso di decidere il giorno dopo. Tutti sanno già come andrà a finire. La tv di Stato gli farà tre proposte di alto profilo che gli alzeranno di fatto lo stipendio, sommando il compenso da caporedattore alle indennità per la conduzione di Report, che pure andrà a perdere. La questione non sono i soldi. Il giornalista manterrà i suoi circa 230mila euro lordi annui di reddito Rai, praticamente il massimo possibile, secondo il tetto introdotto da M5S, l’unico partito ormai rimasto a difenderlo. Lui farà ricorso in ogni caso, sostenendo di essere stato danneggiato. Le dichiarazioni che ha fatto negli ultimi giorni, nelle quali si è descritto come il numero uno di tutti i tempi dell’informazione pubblica italiana e ha detto che meglio di Report c’è solo Sanremo, suonano deliranti a orecchie ingenue. In realtà sono un messaggio all’azienda, un tentativo disperato di evitare quello che già lui considera pubblicamente inevitabile: «Questo potrebbe essere il mio ultimo spettacolo da conduttore di Report», ha detto ieri a Favignana.

A cose fatte Ranucci sosterrà di essere la vittima delle trame di Valter Lavitola e che la Rai, anziché proteggerlo, lo ha scaricato. Poi strizzerà l’occhio ai magistrati che dovranno decidere, sperando che condividano i suoi orientamenti, buttandola in politica e sostenendo che la maggioranza lo ha fatto fuori in spregio al diritto e alla libertà d’informazione. I vertici Rai sanno che non si potrà dribblare il ricorso.

L’ufficio legale e quello del personale sono al lavoro per formulare la proposta meno attaccabile sotto il profilo tecnico. L’obiettivo è evitare un nuovo caso Michele Santoro, al quale l’azienda sfilò la conduzione di Sciuscià ma al quale, per ordine della magistratura, l’azienda dovette assegnare un altro programma in prima serata, Anno Zero, con tanto di risarcimento più che milionario.

Vauro Senesi: "Perché non sto con Ranucci", il post fa il giro dei social

Vignettista, spesso di satira politica, scrittore e opinionista. E, da oggi, anche lontano da Ranucci. È Vauro Se...

Le posizioni sono diverse, perché Santoro era un direttore ed era stato assunto proprio per realizzare e condurre una trasmissione, mentre Sigfrido è un vicedirettore ad personam inquadrato come caporedattore senza nessun diritto contrattuale a condurre. Ma questo, nell’alea di una vertenza giudiziaria di lavoro, complicata e avvelenata dallo scontro politico, sul quale il giornalista surfa con abilità, ha un valore relativo.

Il ritornello di TeleMeloni che caccia il giornalista anti-governativo nell’anno delle elezioni sarà la colonna sonora dello scontro, anche se indiscrezioni riportano che la premier è del tutto disinteressata alla vicenda.

Se dipendesse da lei, persuasa che la rimozione farà comunque più scalpore di qualsiasi cosa il giornalista potrebbe inventarsi a livello di inchiesta, Ranucci potrebbe pure restare al suo posto, conducendo Report per un anno con la camicia sporca del sugo di pesce del ristorante Cefalu. Poi per il vicedirettore Rai arriverebbe l’età della pensione e affidargli in esterna la produzione di Report sarebbe impensabile. Primo perché il marchio è un patrimonio della Rai; secondo perché si realizzerebbe il piano di Lavitola.

Un aiutino pare arrivare da sinistra. Ieri Vauro, il terribile vignettista di Santoro, ha scaricato Ranucci in modo spietato: «Non sto con lui, è solo un esponente del teatro delle vanità, non fa giornalismo, la sua grottesca e squallida vicenda dimostra il basso livello a cui sono scese la politica e l’informazione». Questa la sentenza su Sigfrido; altro che il miglior professionista d’inchiesta di sempre della Rai, come ormai si definisce Sigfrido. D’altronde a sinistra è una gara a sfilarsi. Tre giorni fa è stato Roberto Saviano a condannare il conduttore di Report per i peccati di vanità e ambizione politica. Capita, quando il moralismo è l’aria di casa della ditta.

"Sigfrido guardati dentro. Come me...": Toninelli, un video clamoroso

Ma chi è, Toninelli o Freud? Danilo consiglia a Sigfrido di guardarsi dentro, capire gli errori commessi e ammett...

VECCHIO PARTIGIANO

Anche a livello politico e mediatico la situazione non è più sostenibile. «Al posto di Ranucci ci sarà un diciottenne o un vecchio partigiano», scherzava sui social l’editorialista del Corriere della Sera, Antonio Polito, unendo il giallo della conduzione di Report a quello del designando leader del campo largo. Fragoroso è il silenzio di Schlein. La segretaria Pd, all’indomani dell’attentato, aveva attaccato il centrodestra da un palco internazionale, sostenendo che «se la destra governa, l’informazione è a rischio». A parte timide difese d’ufficio, delegate a personaggi secondari e giusto per marcare M5S, i dem tacciono. Sigfrido, chi era costui? Se governasse la sinistra, Ranucci sarebbe già stato archiviato con imbarazzo, sbianchettato e relegato nella Giudecca, il girone dantesco dei traditori dei benefattori. Siccome governa il centrodestra, il giornalista di sinistra va trattato con i guanti.

Eppure c’è una domanda che unisce destra e sinistra: perché il conduttore di Report non ha ancora disconosciuto l’amico Valter? Mai un attacco pubblico, nonostante ne ricaverebbe grande vantaggio. I complottisti insinuerebbero che chi tace è ricattabile. Ma questo sarebbe materiale da Report, in una puntata che non si farà mai.