Vittorie di Pirro e (possibili) conflitti d’interesse. Sigfrido Ranucci rivendica come un proprio successo la promozione a conduttrice di Report della storica inviata Claudia Di Pasquale: «Sarebbe stata una delle mie scelte in un normale dialogo con l’azienda. Però meno male che questo dialogo non è avvenuto perché se l’avessi consigliata io, probabilmente non l’avrebbero nominata», ha dichiarato.
La Di Pasquale, in fondo, ha realizzato due servizi di Report a cui, secondo molti, Ranucci teneva particolarmente: quelle contro i vertici della Cisl. Le due puntate principali che compongono l’inchiesta complessiva sui sindacati si intitolavano «Cisl, gli insindacabili» (14 dicembre 2020), che analizzava i bilanci e gli stipendi dei vertici dell’organizzazione e «L’aspettativa» (17 maggio 2021), che ha messo sotto la lente d'ingrandimento i meccanismi legati ai distacchi e alle aspettative sindacali non retribuite.
Tali inchieste hanno sollevato critiche e pettegolezzi. Infatti, l’ex conduttore di Report (che sui social si definisce impegnato sentimentalmente dal 2019) avrebbe iniziato, sette anni fa, una relazione con Laura Cianfoni, per oltre un lustro «assistente politica» di Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl, la categoria dei metalmeccanici. Nel 2020 Bentivogli, accusato da diversi dirigenti del sindacato di «protagonismo politico» e di sovraesposizione mediatica, si dimette e Report lo difende, denunciando le rigide ispezioni subite dalla Fim, che non sarebbero state motivate da reali ammanchi o irregolarità finanziarie, bensì da un uso strumentale dei controlli interni finalizzato unicamente a indebolire politicamente il segretario e a spingerlo alle dimissioni. Ranucci disse in video: «Fa sorridere un sistema che è così indulgente nei confronti di chi ha percepito redditi alti e così intransigente, invece, nei confronti di coloro che i redditi se li sono abbassati»
BENTIVOGLI E IL “SUOCERO”
Più di uno dentro alla Cisl (dove ricordano di avere avuto alle costole la Di Pasquale per circa un anno) ritiene che la principale fonte della trasmissione sia stato proprio Bentivogli. Anche il padre della Cianfoni, Augusto, era stato un alto dirigente della Cisl: da segretario generale della Fai Cisl (la categoria dell’agro-alimentare) era stato commissariato proprio da quel Luigi Sbarra che sarebbe diventato successivamente un bersaglio di Report. Augusto Cianfoni, su un blog, ha definito il «genero» Ranucci «un caro amico».
Anche per questo motivo c’è chi ha intravisto in quei servizi un possibile conflitto di interessi dell’ex conduttore, ma alla fine Ranucci e Report hanno superato indenni le forche caudine giudiziarie: nel 2026, il Tribunale di Roma ha rigettato la causa civile intentata dal sindacato contro la trasmissione, confermando la correttezza del lavoro svolto dall’attuale conduttrice in pectore di Report e da Ranucci. Che in queste ore è stato criticato anche per le dichiarazioni rese davanti ai magistrati il 2 luglio scorso, due giorni dopo gli arresti degli esecutori materiali dell’attentato davanti a casa sua.
GASPARRI ALL’ATTACCO
Particolarmente acceso il senatore di Forza Italia e membro della Vigilanza Rai Maurizio Gasparri: «Quella di Ranucci si conferma sempre di più “La tragedia di un uomo ridicolo”. Leggiamo oggi (ieri, ndr) su Libero stralci delle dichiarazioni che Ranucci stesso ha reso all’autorità giudiziaria nel luglio scorso. Ci sono affermazioni pirotecniche, che attribuiscono l’attentato alla mafia, collegando addirittura alla volontà di alleggerire il regime del carcere duro, il 41 bis». Gasparri cita anche un altro passaggio delle dichiarazioni di Ranucci: «La narrazione fatta ai giudici da Ranucci conferma lo stato di protagonismo dell’interessato, che dopo aver tessuto contatti pluriennali con Valter Lavitola, fa ipotesi clamorose, richiamando tante vicende della storia italiana, non escluse, naturalmente, le “piste nere”, alle quali Report ha dedicato molte puntate con tesi infondate e tritate dal procuratore della Repubblica di Caltanissetta, Salvo De Luca, che ne ha parlato in maniera distruttiva in Commissione antimafia. Uno di quei momenti in cui Report, Ranucci e Paolo Mondani hanno subito il giudizio che meritavano. Insomma, il problema di Ranucci è la sua mancanza di reputazione e di credibilità».
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"Siccome Ranucci è appoggiato da buona parte della magistratura e da buona parte della stampa di sinistra, v...AFFARI E CARBON CREDIT
Intanto continuano le indagini sul giro d’affari nel settore dei carbon credit di Valter Lavitola, che si estende dall’Africa al Brasile. Secondo il sito Mowmag esiste una Future Awaits Brasil Ltda amministrata da Maximo Pablo Lusardi, argentino già coinvolto nelle vicende brasiliane dell’ex editore dell’Avanti. Lusardi è anche socio di un’impresa edile attraverso cui, nel 2011, sarebbero transitati 530 mila dollari per l'acquisto della casa di Lavitola ad Armação de Búzios. Oggi Lusardi compare in una società attiva nella conservazione forestale, settore compatibile con la generazione di crediti di carbonio.
Un’altra procura conferma il legame Brasile-Africa: Ben Chimutengo, socio di Lavitola in Zimbabwe tramite Afro Carbon Solutions, autorizza Thomas Ferreira de Azevedo Rosa - uomo vicino a Lavitola -, a rappresentare la società in Brasile e a gestirne i conti. Compare inoltre Sirlene de Souza Lima Monsueto, nominata segretaria della Future Awaits zimbabwese proprio quando Lavitola lascia la carica di direttore, e il cui nome ricorre nelle intercettazioni legate a un negozio e a una pescheria di cui Lavitola discute la vendita. Intanto sul fronte giudiziario italiano, le motivazioni del Riesame depositate il primo settembre confermano la custodia in carcere per Pellegrino D’Avino, respingendo gli argomenti difensivi basati sulla gravidanza della compagna e sulla disponibilità di un domicilio alternativo. Per i giudici, D'Avino avrebbe avuto «un ruolo centrale nell'approvvigionamento del materiale esplosivo» usato nell'attentato contro Ranucci del 16 ottobre 2025 a Pomezia.
Report, gli inviati insultano Salvo Sottile: il caso deflagra in Parlamento
La redazione di Report ha «spalle d’acciaio e schiena dritta» ha tuonato ieri pomeriggio Sigfrido Ranu...Nella ricostruzione, Antonio Passariello e Saverio Mutone avrebbero curato la «fase esecutiva con la Fiat 500X usata per l’attentato; D’Avino e Marika De Filippis quella preparatoria, con un sopralluogo il 10 ottobre». Il tribunale respinge la tesi difensiva del «solo dato della localizzazione telefonica»: gli indizi comprendono l’auto riconducibile al padre di D’Avino, lo spostamento coordinato delle utenze verso Torvaianica, e soprattutto le intercettazioni, tra cui la conversazione del 30 marzo in cui D'Avino chiede il colore dell'auto «quando siamo andati a fare il fatto», rivelando consapevolezza diretta. Pesano anche le condotte successive: ricerca di microspie, cambio sim, e un piano per far espatriare il padre Passariello con una falsa versione da fornire agli inquirenti (un presunto incarico da un cittadino albanese per 3 mila euro).
Elementi che portano il collegio a respingere anche i domiciliari con braccialetto elettronico, giudicati inidonei a impedire contatti con complici e rete esterna. Confermata pure l’aggravante del metodo mafioso.




