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Report, gli inviati insultano Salvo Sottile: il caso deflagra in Parlamento

di Daniele Priorivenerdì 4 settembre 2026
Report, gli inviati insultano Salvo Sottile: il caso deflagra in Parlamento

2' di lettura

La redazione di Report ha «spalle d’acciaio e schiena dritta» ha tuonato ieri pomeriggio Sigfrido Ranucci. A far le spese in prima persona di tanto maschio ardore, è stato Salvo Sottile, neoconduttore di Ore 14 che nel cortile degli studi di via Teulada, pochi minuti prima della presentazione alla stampa della nuova stagione del programma che fu di Milo Infante, è incappato nell’ira funesta della redazione di Report.

Sono volati insulti gravi ai danni del giornalista siciliano appellato con una sequela di complimenti al contrario. «Pezzo di merda, venduto, vai a fare in culo» i versi non proprio poetici riservati dagli inviati di Report all’ex conduttore di Far West, ritrovatosi suo malgrado in un vero far west metropolitano giustificato (si fa per dire) dalle licenze social che in estate Sottile si è preso commentando il caso/caos Ranucci.

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Al giornalista è giunta la solidarietà dai partiti di centrodestra. Con Fratelli d’Italia che ha invitato ad abbassare i toni e Forza Italia che, per bocca del senatore Maurizio Gasparri, ha annunciato una interrogazione parlamentare sull’accaduto.

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Del resto in quegli stessi corridoi proprio ieri si stavano decidendo ancora una volta le sorti del nuovo Report, appena rimasto orfano della conduttrice Giulia Presutti che era stata designata a fianco a Daniele Piervincenzi come erede di Ranucci. Entrambi finiti (tanto quanto Sottile) sotto le carinerie verbali di Sigfrido e dei suoi fedelissimi. Araldi delle loro libertà che, a suon di minacce di scioperi e secessioni, avrebbero voluto imporre la loro volontà al direttore Approfondimenti, Paolo Corsini che, però, da perfetto rugbista, forse nasando l’aria da mischione, non si è affatto tirato indietro. E alle domande insistenti dei cronisti (davvero poco interessati al nuovo Ore 14) rispondeva da par suo: «Leggo di riunioni, incontri convocati con la redazione di Report... ma io sono qui come loro. Li vedo tutti i giorni più volte al giorno e si parla». Di una cosa, però, Corsini ha rassicurato gli astanti: i conduttori li decido io. Traduzione: Piervincenzi blindatissimo e l’altro nome di sicuro sarebbe stata un’altra donna perché «l’attenzione al genere è rimasta una delle sue prime preoccupazioni».

Retorica woke? Certo che no. Ma un segnale di fumo destinato proprio alla riserva indiana dei post-ranucciani. Nella testa e nelle intenzioni del direttore, infatti, c’era evidentemente già il nome di Claudia Di Pasquale che avrebbe rappresentato la quadratura del cerchio. A sottolineare, però, la giornata particolarmente focosa di via Teulada, prima degli applausi, all’indirizzo di Corsini è arrivata la dura nota dei membri di minoranza del cda Rai, Roberto Natale, Alessandro Di Majo e Davide Di Pietro che chiedendo la convocazione di un cda straordinario, ci hanno tenuto a sottolineare «la disastrosa gestione della vicenda Re.