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Sergio Mattarella sotto scacco per il caos al governo: non è come Giorgio Napolitano, ma...

di Davide Locanodomenica 9 giugno 2019
Sergio Mattarella sotto scacco per il caos al governo: non è come Giorgio Napolitano, ma...

5' di lettura

Sergio Mattarella negli ultimi mesi ha sonnecchiato come un dio sopra le nuvole, sia detto senza offesa, ma con tanti complimenti. Abituati come eravamo a un presidente voglio-posso-comando quale fu Giorgio Napolitano, abbiamo vissuto il distacco delle mani del Quirinale dalla pasta del potere legislativo ed esecutivo come una benedizione, e una prova di integrità morale. Mattarella infatti è stato scelto dalla sinistra nella quale ha militato tutta la vita (sinistra Dc e poi Pd). Logico che la riduzione ai minimi termini dei suoi sponsor il 4 marzo 2018 avrebbe potuto destare in lui la vocazione del guastatore. Non l' ha fatto. Ha districato, grazie alla buona volontà di Berlusconi (bisogna dirlo: Il Cavaliere si è lasciato mettere all'opposizione acconsentendo alla libera uscita della Lega dalla coalizione), il groviglio e ci ha dato un governo. Programma discutibile per noi, sul lato specialmente dei Cinquestelle, ma costituzionalmente ineccepibile, avendo ampi numeri. Oggi come oggi però il governo è un cadavere che parla. Nel senso che Giuseppe Conte parla, ma non dice niente. Soprattutto perché non è in condizione, poveretto, di esprimere alcunché che non sia una supercazzola sia pure con la pochette. Poveretto lui, poveretti però sono specialmente gli italiani, i quali hanno manifestato non con opinioni registrate dai sondaggi, ma con una croce sulla scheda, quel che vogliono: roba di destra o centro-destra che dir si voglia. E centro-destra vuol dire "fare", antropologicamente non esiste verbo che somigli più di questo all' animus di un elettore che abbia votato Lega, Forza o Fratelli d' Italia. Leggi anche: Mattarella, retroscena sulla lettera-bufala alla Ue Questa prevalenza del Partito del Fare e del Lavorare non tollera per definizione il risultato che si è venuto determinando: lo stallo. E' il colmo, ma va così. Le due forze attualmente al governo sommano ancora circa il 52% dei voti, ma sono voti che soffiano da parti opposte. In una famiglia dove era abituato a comandare il genitore 1 (ci adeguiamo al linguaggio politicamente corretto) e il genitore 2 accettava per la prevalenza del patrimonio del numero 1, se le proporzioni si ribaltano, e il primo non vuole prenderne atto, è un casino. Mattarella deve scendere dal giaciglio dell' osservatore olimpico, e accettare di mettere i piedi a bagno e sopportare di avere l' acqua alla gola, per cavarci dai guai. Con la nostra Costituzione se i contendenti non trovano soluzioni decenti, tocca al Capo dello Stato entrare in gioco. Non per comandare lui, ma per indicare un percorso perché la maggioranza degli italiani possa riconoscersi in un programma chiaro e coerente. Adesso non c' è. RAPPORTI DI FORZA ROVESCIATI Questo Paese è una nave dove non si sa chi debba comandare, chi formalmente ne è il comandante tiene ferma la barca mentre sarebbero necessari decisi colpi di timone e palate di carbone nelle caldaie. E' forse Giuseppe Conte che ha autorità e carisma per muovere il barcone? Ma va' là. Non lo è e neppure potrà esserlo. Fino a un paio di mese fa attendeva che i suoi vice decidessero che cosa ordinare per colazione. Come Arlecchino serviva due padroni. Gigino Di Maio comandava il reddito di cittadinanza, e lui arrivava con questo babà; Matteo Salvini desiderava quota 100, ed ecco l' Avvocato degli italiani provvedeva con la Nutella. Un lavoro di arbitro, persino con qualche guizzo internazionale. Dopo di che ha cominciato ad assecondare solo i sì e i no del suo vice grillino, visto che lo aveva assunto Gigino. Salvini ha pazientato. Ha sopportato la cacciata di Armando Siri. Ha incassato bordate di insolenze, con Di Maio che definiva "stronzate" le sue idee pur sottoscritte da entrambi nel contratto. Finché il voto del 26 maggio ha rovesciato i rapporti di forza nel Paese sì, ma non in Parlamento. Per cui la situazione si è fatta paradossale: Salvini ha dalla sua il doppio dei consensi di Di Maio (e Conte) ma la metà dei seggi. Salvini la soluzione ce l' avrebbe, e ha preparato la lista: Flat tax, autonomia delle Regioni del Nord, Tav e apertura dei cantieri per le infrastrutture. Se il governo dice sì, non si tocca niente. Purché si alzino le vele verso la terra promessa. Figuriamoci. Semplice ma impossibile. Questo governo è una bottiglia che non può sopportare la pressione di tali contenuti che la Lega vuole riscuotere pronta-cassa. Il M5S è diviso in quattro o cinque correnti. Sta insieme con lo scotch. L' unica cosa che lo unisce sono i "no". Che Di Maio dica di sì o dica di no, il destino è segnato. O lo manda a quel brutto paese Salvini, o gli dicono vaffanculo i suoi che sono pratici della faccenda. VINO NUOVO E BOTTE VECCHIA Insomma, vale per l' esecutivo Conte il detto di Gesù: la botte vecchia non può contenere il vino nuovo: esplode. Mattarella che va a messa tutte le mattine conosce questo passo del Vangelo di Luca. Ha già detto a Conte che se dovesse rimettere il mandato, pretendendo di aggiustare lui i cocci per un altro governo giallo-verde, se lo sogna. Pura saggezza. Come può Mattarella scegliere un tipo che incoronato come arbitro e punto di equilibrio, si è squilibrato, per di più dalla parte del perdente? Non serve un mediatore del resto: è escluso che Salvini scali le marce sui punti del programma. Gli ultimi sondaggi accreditano la Lega di un' ulteriore crescita, fino al 36,3%, mentre il M5S è dato in discesa di mezzo punto (16,5). La sua linea: non voglio ministeri, non voglio fare il premier senza una elezione che mi indichi per tale, è premiata. Non mi importa di che colore è il gatto, ma basta che prenda il topo. Il problema è che il M5S ad essere candidato al ruolo di topo. IL PRESIDENTE Mattarella vede oggi al concerto per la Festa della Repubblica tutti i capi, difficile che si esprima. Di certo, non può permettere che l' Italia sia la cosa più somigliante a una nave senza governo. Né che scelga un percorso che trascuri i risultati delle urne, mettendo insieme un gruppo di tecnici: l' esperienza di Monti brucia ancora. Di sicuro non è possibile che debba essere Pagnoncelli a far sapere sul Corriere della Sera al Quirinale che soluzione prediligano gli italiani, se si debba votare o no, e se debba andare avanti questo o quel ministro. Altrimenti al posto di Mattarella bisognerebbe piazzare sul Colle un algoritmo. Preferiamo sia lui con l' acqua alla gola, e una cannuccia per respirare, a indicare una via, rischiando di essere criticato e persino insultato, piuttosto che ad annegare in questa palude da terza repubblica del menga siano i cittadini italici. Scenda dall' iperuranio dei discorsi imperituri sui valori, e sbrighi le pratiche per cui riceve la decorosa prebenda. di Renato Farina