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Luigi Di Maio minimizza la rivolta M5s: "Quelle 70 firme non sono contro di me"

di Davide Locanodomenica 29 settembre 2019
2' di lettura

Ora, direttamente da New York dove si trova per la trasferta all'assemblea generale dell'Onu in veste di ministro degli Esteri, Luigi Di Maio fa il finto tonto. La vicenda è quella sorta nel tardo pomeriggio di martedì 2 settembre, con la riunione al Senato dell'assemblea M5s per avviare la scelta del capogruppo. Assemblea che si è trasformata in un processo al capo politico, al centro di molti malumori, e terminata con un documento in cui viene messa nero su bianco la richiesta di rivedere i poteri di Di Maio e di modificare lo statuto. Obiettivo, destituire il leader sostituendolo con un direttorio. Un documento firmato dalla bellezza di 70 grillini, che hanno anche chiesto l'intervento del garante, Beppe Grillo. Leggi anche: Toninelli capogruppo, mossa suicida di Di Maio Come detto, Di Maio fa il finto tonto. Da New York prova in un qualche modo a minimizzare: "Sono stato eletto capo politico con l'80 per cento di preferenze, non con il 100 per cento ed è giusto che ci sia chi non è d'accordo ma far passare quelle 70 firme per 70 firme contro di me...", afferma l'ex vicepremier interpellato da RaiNews24. Giggino contesta l'interpretazione che tutta Italia ha dato a quelle firme, dunque aggiunge: "Ci sono persone che potrei definire amiche e con cui lavoro ogni giorno che mi hanno chiamato e mi hanno detto che è un grande malinteso: non è contro di te ma per rafforzare il gruppo parlamentare". Spiegazione che, va detto, fa acqua da tutte le parti. Nel video (Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev) Luigi Di Maio esce dal palazzo delle Nazioni Unite