Ora, direttamente da New York dove si trova per la trasferta all'assemblea generale dell'Onu in veste di ministro degli Esteri, Luigi Di Maio fa il finto tonto. La vicenda è quella sorta nel tardo pomeriggio di martedì 2 settembre, con la riunione al Senato dell'assemblea M5s per avviare la scelta del capogruppo. Assemblea che si è trasformata in un processo al capo politico, al centro di molti malumori, e terminata con un documento in cui viene messa nero su bianco la richiesta di rivedere i poteri di Di Maio e di modificare lo statuto. Obiettivo, destituire il leader sostituendolo con un direttorio. Un documento firmato dalla bellezza di 70 grillini, che hanno anche chiesto l'intervento del garante, Beppe Grillo. Leggi anche: Toninelli capogruppo, mossa suicida di Di Maio Come detto, Di Maio fa il finto tonto. Da New York prova in un qualche modo a minimizzare: "Sono stato eletto capo politico con l'80 per cento di preferenze, non con il 100 per cento ed è giusto che ci sia chi non è d'accordo ma far passare quelle 70 firme per 70 firme contro di me...", afferma l'ex vicepremier interpellato da RaiNews24. Giggino contesta l'interpretazione che tutta Italia ha dato a quelle firme, dunque aggiunge: "Ci sono persone che potrei definire amiche e con cui lavoro ogni giorno che mi hanno chiamato e mi hanno detto che è un grande malinteso: non è contro di te ma per rafforzare il gruppo parlamentare". Spiegazione che, va detto, fa acqua da tutte le parti. Nel video (Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev) Luigi Di Maio esce dal palazzo delle Nazioni Unite



