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Sergio Mattarella, il retroscena: dubbi sul "metodo-Conte", insegue il contagio e i dpcm sono già carta straccia?

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“In questa fase serve la responsabilità collettiva, tutti siamo chiamati a contribuire contro la pandemia con i comportamenti, le mascherine e il distanziamento”. Così il presidente Sergio Mattarella si è espresso sulla seconda ondata di coronavirus che sta colpendo in maniera sempre più preoccupante l’intero territorio nazionale, tanto che sia la Lombardia che la Campania hanno già chiesto di applicare il coprifuoco dalle 23 alle 5 del mattino. “Evitiamo contatti superflui - ha dichiarato il capo dello Stato - siamo chiamati a fornire il nostro contributo per evitare di ricadere nelle condizioni di marzo-aprile. Siamo chiamati ad una prova d’orgoglio”.

Nel frattempo però trapelano indiscrezioni secondo cui il Quirinale sarebbe a dir poco perplesso riguardo all’azione del governo presieduto da Giuseppe Conte, con quest’ultimo che ha firmato nell’arco di cinque giorni due Dpcm che sembrano essere già carta straccia. L’errore dell’esecutivo è di provare a inseguire i numeri dell’epidemia, quando questi viaggiano con un vantaggio acclarato di 2-3 settimane, anche se è comprensibile la remora a decidere restrizioni più forti a causa della reazione che potrebbe avere l’opinione pubblica. In particolare il presidente Mattarella vorrebbe assistere all’organizzazione di un tavolo di confronto tra maggioranza e opposizione per la gestione dei fondi che dovrebbero arrivare dal Recovery Fund. 

L’ennesimo appello all’unità nazionale che probabilmente cadrà nel vuoto, dato che il premier continua a prendere in giro il centrodestra, riservandogli giusto una telefonata di facciata cinque minuti prima di andare in diretta tv ad annunciare il nuovo Dpcm. Intanto però la tensione sta crescendo anche all’interno della maggioranza, che non si trova più tanto d’accordo su come gestire l’emergenza: in particolare il Pd è schierato su una linea “chiusurista” per rallentare il contagio galoppante. Qualcuno ha addirittura tirato fuori di nuovo la parola “rimpasto”, che però dal Quirinale non sembrano gradire: “Se sfili un mattonino crolla tutto l’edificio”. 

 

 

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