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Renzi risfoglia la sua Margherita imbarcando i delusi del Pd

di Andrea Muzzolonlunedì 19 gennaio 2026
Renzi risfoglia la sua Margherita imbarcando i delusi del Pd

3' di lettura

Neanche il tempo di arrivare a Milano, dove ieri si è tenuta la 14esima assemblea nazionale di Italia Viva, che Matteo Renzi parte subito all’attacco.
Sui social del partito, infatti, compaiono poche righe caustiche: «Italia Viva ringrazia il ministro Salvini per i soliti ritardi dei treni e comunica che di conseguenza l’assemblea inizierà alle 11.30 anziché alle 11.

Con Salvini il ritardo è una certezza!». Il clima, insomma, è quello della battaglia. E, pian piano, la truppa renziana comincia a serrare i ranghi nella sala di Palazzo Castiglioni, addobbato a festa per la Casa Riformista.

È lei, in fondo, la grande protagonista di giornata: nata come lista per riunire le forze civiche alle regionali, ora nella testa dell’ex premier può diventare la sigla giusta per rilanciare Iv e il centro del centrosinistra.

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Il modello è ben chiaro nella testa di Renzi: «Una Margherita 4.0». Ma cambiare nome a Italia Viva non basta per far lievitare il consenso. E le politiche sono ormai dietro l’angolo. Anzi, per il senatore sono più che imminenti: «Penso che Meloni anticiperà di qualche mese le elezioni. Si voterà nella primavera 2027 dopo le midterm americane e le presidenziali francesi». Alla Casa Riformista serve quindi attrarre nuove energie e Renzi sa su chi puntare: «È fondamentale il protagonismo dei sindaci, di chi vuole andare via da Forza Italia, di chi non crede più in questo Pd».

Un target ben preciso che Renzi ha dimostrato a più riprese di aver messo nel mirino durante tutta l’assemblea nazionale di Italia Viva. Non a caso, l’ospite d’onore è stato Beppe Sala, simbolo di quegli amministratori esterni al Partito democratico ma organici al centrosinistra. Ed è stato proprio il sindaco di Milano- difeso a spada tratta da Renzi che ha definito «dilettanti della politica» quelli che nel campo largo chiedono discontinuità rispetto alla sua amministrazione- a evocare la necessità di un nuovo soggetto moderato. «Nessuno è un amante del centro. Fa anche poco figo. Ma nel centrosinistra manca qualcosa, una quarta gamba», ha spiegato Sala. Ecco servito l’assista Renzi.

Capitolo dem delusi: la kermesse è stata l’occasione per mandare messaggi chiari agli insofferenti della segreteria Schlein. Non a caso, è stato ufficializzato l’ingresso nella Casa Riformista di Pietro Bartolo, medico simbolo dell’accoglienza a Lampedusa ed ex europarlamentare dem. Non solo però. In sala si è fatto un gran vociare quando è comparsa Marianna Madia, deputata del Pd nonché ministro ai tempi del governo Renzi. Il suo potrebbe essere il prossimo cambio di casacca pesante. Un messaggio chiaro, quindi, a Elly: la sfida è aperta.

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C’è poi quell’occhiolino strizzato ai forzisti che non manca mai. Prima di salire sul palco, chiudendo il punto stampa coi giornalisti, Renzi si è lasciato andare a qualche battuta sul futuro sindaco di Milano. Siparietto terminato con quel «non sapete nemmeno scherzare» di berlusconiana memoria. Recitato fieramente con l’inconfondibile parlata del Cav. Durante il suo discorso poi, circa la crisi dell’Europa, il leader di Iv ha calcato parecchio sul concetto di “libertà”, cavallo di battaglia di Silvio Berlusconi: «Se l’Europa non è libertà, allora non è», l’arringa finale.

La politica estera, del resto, è stata il verofile rouge dell’intervento dell’ex Presidente del Consiglio. Dal monito alla sinistra affinché non tema di dire che «il vero pericolo dell’ultimo quarto di secolo ha un nome e un cognome: estremismo islamico», fino alla presa di distanze da Francesca Albanese, inviata dell’Onu a Gaza e idolo dei pro -Pal: «Chi attacca Liliana Segre merita un corso di recupero e tre materie a settembre». E, fra una manifestazione e l’altra, Renzi ha lanciato anche il suo sit-in in sostegno del popolo iraniano: «Martedì alle 18.30 ci vediamo davanti all’ambasciata. Portate un pacchetto di sigarette, accendete un fiammifero e date fuoco all’immagine della Guida suprema». Il richiamo è alla foto di “Morticia”, attivista in esilio, simbolo della protesta dei suoi compatrioti contro il regime.

E, nonostante il giudizio su Trump rimanga durissimo, per Renzi «metterlo sullo stesso piano di Maduro non è una cosa seria». La stoccata al M5S e a Giuseppe Conte è chiarissima. Ma al campo largo per vincere servono anche i voti penta stellati. E Renzi lo sa benissimo: «Nessuno a sinistra si può permettere di mettere veti. In ballo c’è il prossimo governo e l’elezione del garante dello Stato tra tre anni. E ammucchiata sia.