Sarà un fine settimana di gran fermento nel centro del centrosinistra. Territorio, mettiamolo in chiaro, dove sono presenti posizioni lontanissime tra loro. Soprattutto sulla politica estera. Accomunate, però, da un punto: sentirsi a disagio nel Pd di Elly Schlein e quindi sperare che il candidato premier del centrosinistra possa essere un altro.L’appuntamento più importante sarà a Roma, all’Auditorium Antonianum, dove si ritroveranno, sabato mattina, i cattolici che fanno riferimento a Graziano Delrio e quelli che gravitano attorno alla Comunità di Sant’Egidio, rappresentati nel Pd da Paolo Ciani.
«Costruire comunità» è il titolo.
Ma ad accendere i riflettori è il nome di un relatore su tutti: Romano Prodi. Parlerà di Europa e dei nuovi equilibri che si stanno formando. Ma è noto che il principale sostenitore della creazione di un soggetto di centro alleato del Pd, una Margherita 2.0. Significativa, poi, è la presenza di Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, che interverrà su democrazia, partecipazione e territori, considerato un possibile nome di compromesso per Palazzo Chigi, se Schlein e Conte facessero entrambi un passo indietro.L’iniziativa sarà introdotta da Delrio, poi, ci saranno alcune personalità di centrosinistra, ma non del Pd, che sul territorio hanno un consenso importante: Angelo Chiorazzo, presidente di “Basilicata Casa Comune”, Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria e già sindaca di Assisi (personalità civica, attorno a cui tutto il centrosinistra trovò l’unità e vinse alle Regionali), Chiara Maule, segretaria di una lista del Trentino, Daniela Ghergo, sindaca di Fabriano.
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Un modo per dare voce a quelle realtà che non sono dentro il Pd, ma si riconoscono nel centrosinistra. Il secondo panel sarà su energia, tecnologia, consumi. E qui, oltre al sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni, e al segretario di una lista civica sarda, Mario Arca, ci sarà Marianna Madia, uscita da poco dal Pd.Quindi il panel più complicato, quello su “Popoli, nazioni, persone”. Introdurrà Prodi, parlando dell’Europa e del ruolo che dovrebbe avere all’interno del disordine mondiale attuale. Poi ci saranno Silvia Costa, ex europarlamentare del Pd vicina a Beppe Fioroni, Giuseppe Irace, segretario di PER, una lista campana, Angelo Moretti, portavoce del Movimento europeo di azione non violenta, ma soprattutto Marco Tarquinio, ex direttore di Avvenire, ora europarlamentare, noto per le sue posizioni pacifiste a volte in dissenso con la linea ufficiale del Pd (spesso ha votato contro l’invio di armi a Kiev ed è contrario al piano di difesa Ue). «Il tema non sarà solo la pace e la guerra», spiega Ciani, «ma anche le società violente, le periferie, i problemi che attraversano le generazioni, la fraternità intesa non solo come ideale, ma come stile di vita quotidiana.In questo senso è stato invitato anche Gino Cecchettin, padre di Giulia, divenuta simbolo di tutti i femminicidi.
PROTESTA
L’elefante nella stanza, però, si chiama Ucraina e difesa europea.Molti cattolici che pure si riconoscono nel Pd, e persino alcuni che si definirebbero prodiani, sono balzati sulla sedia a leggere i relatori invitati all’Antonianum. «Se vogliamo criticare Elly da posizioni riformiste, non possiamo metterci nelle mani di chi sull’Ucraina o sul piano di Difesa europea ha posizioni persino più a sinistra di Schlein», si dice.
Del resto anche Prodi, su Kiev, difesa e Cina, forse non la pensa come alcuni dei relatori. Ciani non la nega, ma spiega che quello di sabato «non vuole essere un manifesto politico, il tema è confrontarci. Il ruolo dell’Europa è da immaginare. Chi ha posizioni in tasca, sbaglia. Prodi, forte della sua esperienza, ci viene a dire la sua idea. Poi magari non coincide con la mia o con quella di Tarquinio o di Delrio. Ma ci confrontiamo». Quanto ai riformisti del Pd, dice, «la nostra è un’area con una comune origine culturale, ma non è un pezzo del Pd».
Intanto a Torino, sempre lo stesso giorno, Stefano Bonaccini riunisce i riformisti del Pd entrati in maggioranza con Schlein, anche loro con un ospite di rilievo: Walter Veltroni. Non vanno né a Roma né a Torino, invece, i riformisti rimasti a fare la minoranza dentro il Pd, convintamente filo-ucraini e a favore della difesa europea, come Guerini, Gori, Picierno, Sensi. In tutto questo sta crescendo, negli ultimi giorni, l’ipotesi che il candidato premier alla fine non si scelga con le primarie, ma con un tavolo tra leader. A riaccendere la speranza è stato Giuseppe Conte, finora il più determinato a fare le primarie: «Ho detto che sono disponibile» alle primarie, ha detto l’altra sera a Porta a Porta, «perché tutti ne parlavano. Poi, se ci sono altri criteri li valuteremo». E in quel «poi» c’è chi ha letto un timido cambio di rotta. Ma se così fosse, si dice, per Schlein si mette male. Il leader del M5S, infatti, potrebbe pretendere dalla leader dem un passo indietro contestuale: non lo faccio io, ma nemmeno tu. E tornano in ballo due nomi: Silvia Salis e Manfredi.




