A sinistra dicono che la maggioranza corre in parlamento con la legge elettorale perché vuole andare al voto in autunno. Stefania Craxi, capogruppo dei senatori di Forza Italia, smonta ogni ipotesi di complotto: «Il governo arriverà a fine legislatura. Abbiamo preso un impegno verso gli elettori e lo manterremo».
Nei sondaggi Forza Italia oscilla tra l’8 e il 9%. Le vostre ambizioni sono più alte.
«Dopo la morte del presidente Berlusconi ci davano per morti. Invece siamo ancora qua e alle elezioni politiche andremo a due cifre».
Però l’elettorato appare sempre più polarizzato. A chi parlerete?
«Forza Italia rappresenta l’anima liberale, riformista e popolare del centrodestra. È una forza europeista, di un’Europa che vogliamo cambiare. È il partito dei moderati, ma non intesi come persone tiepide o prudenti. La nostra attenzione è per chi lavora, chi produce, chi educa, chi cura, chi rischia di rimanere indietro. Nel centrodestra siamo il ponte con il Partito popolare europeo, e questo è importante perché ormai ogni decisione che incide sulla vita dei cittadini è presa a Bruxelles».
In pratica cosa significa? Quali provvedimenti spingerete per arrivare a due cifre?
«Occorre restituire fiducia e rappresentanza. E questo non si fa solo con la legge elettorale. Bisogna aumentare il reddito disponibile, perché non si possono chiedere altri sacrifici a chi già sostiene il peso fiscale e contributivo del Paese. Occorre ridurre il carico fiscale sul lavoro, favorire la contrattazione, premiare la produttività, detassare ancora di più i premi per il lavoro straordinario e festivo, rafforzare il welfare familiare».
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La regia di La7 manda in onda, impietosa, il video di Elly Schlein a chiusura della campagna elettorale in Laguna: "...Restiamo sulle famiglie. In che modo lo Stato deve aiutarle?
«Senza disperdere le risorse, con interventi mirati. Sostegno ai nuclei con figli, attenzione agli anziani non autosufficienti, rafforzamento dei servizi, politiche abitative, misure contro il caro mutui per chi è più esposto. La politica deve garantire presenza, non solo comunicazione».
I soldi dove si prendono?
«Io non penso che detassare o risolvere questi problemi sia un costo. Detassare produce un circolo virtuoso che crea crescita economica. L’Italia può tornare a crescere se affronta con coraggio i suoi nodi storici, che sono bassa produttività, debolezza demografica, ritardi infrastrutturali, eccesso di burocrazia, lentezza della giustizia e difficoltà di trasferire l’innovazione alle piccole e medie imprese».
C’è il problema dei vincoli Ue al deficit e al debito pubblico.
«Stiamo chiedendo all’Europa di considerare l’energia un settore strategico come la difesa: una deroga al patto di stabilità, in sostanza. Ma l’Europa dovrebbe fare molto altro. Per esempio, emettere titoli di debito comune: gli Eurobond, come proponeva Giulio Tremonti ai tempi del governo Berlusconi. Bruxelles deve mettere in campo un grande patto per la crescita, se non vuole consegnarsi al declino e all’irrilevanza. È una battaglia che il governo italiano sta facendo in Europa e che Forza Italia fa anche all’interno del Ppe».
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Nel Ppe ci sono leader “frugali” che non vogliono sentire parlare di debito comune. Il cancelliere austriaco Christian Stocker, il tedesco Friedrich Merz... Cosa dite loro?
«Che è vero che l’Italia cresce poco, ma lo fa in un contesto europeo. Da troppi anni l’Europa ha una crescita attorno all’1%. E l’Italia oggi è l’unico Paese del G7 con un importante avanzo primario, l’unico in Europa con un rapporto stabile tra deficit e Pil. Le grandi economie europee soffrono molto più di noi. Nei media “mainstream” c’è un racconto falso sull’Italia».
A sorpresa, voi di Forza Italia avete rilanciato il tema della responsabilità civile dei magistrati. I vostri alleati, dopo la scoppola del referendum, hanno accolto l’idea con freddezza.
«Una coalizione è fatta di partiti diversi. Forza Italia non abbandonerà la battaglia per una giustizia più vicina ai cittadini. Troveremo un punto d’incontro con i nostri alleati, come è sempre successo».
Chi preferite come candidato premier avversario? Elly Schlein o Giuseppe Conte?
«Escludo che una coalizione radicalizzata come quella della sinistra possa avere un volto moderato e riformista, o che possa dare cittadinanza a una visione non manichea della società. Schlein e Conte hanno un’idea anti-sviluppista, nemica delle imprese e delle grandi opere. Sono figli della stessa cultura assistenzialista, della logica “tassa e spendi”. Per me, quindi, pari sono».
Nel 2027 si voterà anche a Roma e Milano. Forza Italia cosa propone, per non perdere un’altra volta?
«Intanto, è urgente che il centrodestra indichi al più presto i propri candidati. Quanto al profilo, servono personalità capaci di allargare il perimetro, aprendosi al mondo delle professioni, della società civile. Il modello per essere competitivi anche dove tutti ci danno perdenti è quello che ha vinto a Venezia».
Un candidato civico come Simone Venturini, insomma.
«Un candidato che viene dalla società civile o dal mondo delle liste civiche, sì».
Il vostro «no» a un accordo con Roberto Vannacci è irremovibile? Se fosse necessario per vincere, come indicano certi sondaggi, sareste disposti a ragionarci sopra?
«Il centrodestra non è un’accozzaglia come il campo largo, nel quale l’avversario comune è l’unica cosa che li tiene tutti insieme. È una coalizione nata da un’intuizione del presidente Berlusconi, tra forze che hanno sensibilità e culture diverse, ma sono cementate da valori e da una visione comune. Riguardo a Vannacci, il punto è: esistono convergenze tra il centrodestra e lui?».
Secondo lei?
«Penso alle coordinate internazionali dell’Italia: euroatlantismo senza tentennamenti e senza subalternità, sostegno all’Ucraina... Allo stato, io convergenze non ne vedo». Quanto vi preoccupa l’astensionismo?
«Ricostruire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni è la sfida più importante. Senza fiducia non esistono crescita stabile, lavoro di qualità, sicurezza, disponibilità a partecipare alla vita democratica. Il cittadino torna a credere nella politica se si accorge che i suoi problemi hanno importanza pubblica. Una strada dissestata, una lista d’attesa sanitaria, un quartiere degradato, sono problemi concreti, ma chiamano in causa la politica. Spetta a questa dimostrare che le istituzioni possono migliorare davvero la vita delle persone».
La legge elettorale aiuta?
«La stabilità è un valore, basta chiedere al mondo produttivo. Stiamo lavorando a una riforma che garantisca stabilità e rappresentanza. Abbiamo tentato di coinvolgere l’opposizione, che però ha preferito rifugiarsi sull’Aventino per gridare all’ennesimo attentato alla democrazia. Spero che gli italiani non ci caschino. La nuova legge elettorale non è fatta per noi, ma per chi governerà, chiunque sia».




