Silvia Salis non chiede scusa. Neanche di fronte all’evidenza. Sono le 10.05 del mattino quando lei, con tutta la sua giunta, fa il suo ingresso nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, la seicentesca sede del Comune di Genova. Il primo anno di governo del sindaco più chiacchierato d’Italia è l’occasione per organizzare una maxi-conferenza stampa con i giornalisti. Quegli stessi giornalisti a cui lo staff della Salis aveva chiesto di indicare i temi che avrebbero voluto sottoporle con almeno tre giorni d’anticipo. Inerenti solo ed esclusivamente a Genova. Pretesa che non ha lasciato attoniti solo noi di Libero, ma anche tanti altri colleghi.
RICHIESTA PREVENTIVA
Ieri poteva essere l’occasione per mettere la parola fine al caso. E invece no. Se nelle due ore iniziali l’argomento è stato abilmente evitato, alla prima domanda sul tema Salis è arrivata addirittura a negare l’esistenza della richiesta preventiva: «Innanzitutto nessuno ha chiesto le domande dato che qui ci sono anche persone che non si sono registrate», è stata la sua difesa. Ma il messaggio è lì, sui telefoni di decine di cronisti. È il primo accenno di nervosismo del sindaco, improvvisamente irrigiditosi. Per tentare di dare una spiegazione a quell’assurda pretesa, Salis ha tirato in ballo i dirigenti del Comune. «La richiesta dei temi deriva dal fatto che qui dietro ci sono tutti i nostri dirigenti e questo doveva essere un momento di approfondimento per avere numeri e dati specifici su determinati elementi». Ecco, vale la pena allora spendere due parole sulla presenza di questi dirigenti.
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L’occasione era la presentazione a Genova del suo libro, “Una nuova primavera”. E così Giuseppe...Una quindicina di persone schierate dietro alla giunta; impassibili. Numero di interventi? Zero. Eppure, in tre ore di conferenza stampa di domande ce ne sono state in abbondanza. Non è chiaro quindi quale volesse essere il loro ruolo. Passare qualche plico all’assessore seduto in prima fila? Fare da suggeritori occulti? Non si sa. Di sicuro però i poveri dirigenti hanno assolto a una funzione: quella di parafulmine del sindaco dopo la tempesta mediatica che l’ha colpito. Nonostante la figuraccia, Salis non ha perso occasione per polemizzare con il governatore della Liguria Marco Bucci. Quest’ultimo, commentando le modalità della conferenza, aveva parlato di «scorrettezza verso i giornalisti».
Parole che devono essere andate di traverso alla nuova stella del progressismo nostrano: «Prendo il presidente Bucci come un punto di riferimento per quanto riguarda il rapporto con la stampa e i giornalisti, saprò imparare dai suoi consigli e saprò capire», ha detto ironica, ma visibilmente infastidita. Quasi risentita dalle obiezioni sulla sua fragile linea difensiva, Salis ha provato a rilanciare: «Non ravviso nessuna scorrettezza (nei confronti dei cronisti, ndr) dato che lei può fare tutte le domande che vuole». E ci mancherebbe. Ma sul tentativo di normalizzare l’anticipazione delle domande, ha preferito glissare. Scuse? Neppure per idea. A prendere il sopravvento nel salone è stato il silenzio: pochi secondi, con sguardi imbarazzati volati da una parte all’altra. Silvia Salis non chiede scusa.
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Prontissima a chiedere gli argomenti che i giornalisti avrebbero voluto sottoporle in conferenza stampa. Meno, molto men...IL PROGRAMMA
Ascoltando il resto della conferenza forse si intuisce anche il motivo. Il sindaco pare non commetta mai un errore... Nella sua introduzione di oltre mezz’ora, Salis ha ripercorso le tappe più significative del suo primo anno al timone di Genova. Una regata a dir poco trionfale per com’è stata presentata. Ma più che il programma di un sindaco, i provvedimenti citati hanno il sapore di un manifesto politico: salario minimo, riconoscimento dei figli di coppie omogenitoriali, mobilitazione pro-Pal. Sembra di essere già nel 2027. E infatti gli attacchi al governo non mancano, specie sulla sicurezza. Lei però nega: «Io continuerò a lavorare per la città di Genova: è il mandato che mi hanno dato in questa città e lo porterò avanti». Paura di bruciarsi? Nel dubbio rilancia su zone 30 e politiche green, recitando a memoria il libretto rosso del buon sindaco dem. Che sia Genova o Roma, la strategia pare chiara: un colpo al cerchio (nazionale) e uno alla botte (locale). Per farsi trovare pronta.




