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Conte in Commissione Covid? Presente solo 10 volte su 167

di Pietro Senaldidomenica 28 giugno 2026
Conte in Commissione Covid? Presente solo 10 volte su 167

4' di lettura

E io che c’entro con le mascherine? Ero solo il presidente del Consiglio che stabiliva che indossare le mascherine per gli italiani era obbligatorio. Un dovere che, con diverse gradazioni, durò circa un paio d’anni e che, soprattutto nei primi tempi, rese le mascherine l’oggetto del desiderio, il lasciapassare per uscire di casa.

Che c’entro io quindi con gli appalti milionari- ma ce ne fu uno addirittura da un miliardo e duecento milioni - che il governo che guidavo affidava a società, spesso non verificate ed estemporanee, per importare nel nostro Paese questo bene raro e prezioso? È questa l’arringa con cui l’avvocato Giuseppe Conte risponde a Libero, che gli contesta le inquietanti evidenze sulla gestione allegra dell’emergenza che stanno emergendo dai lavori della Commissione Parlamentare sul Covid. Una difesa debole nella sostanza ma aggressiva nella forma, come nell’abitudine del legale di Volturara Appula.

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LA DICHIARAZIONE
«Non ho mai pensato ai contratti sulle mascherine», dichiara a Repubblica l’ex premier, spiegando che aveva tante cose da fare, come andare in tv due volte al giorno, alle ore più impensate, a seminare caos. E così, il giurista grillino si è inventato l’irresponsabilità oggettiva di Palazzo Chigi; non stupisce che ci voglia tornare, a queste sue condizioni particolari. Dai banchi dell’opposizione, lui e i suoi parlamentari rimproverano a Giorgia Meloni la qualsiasi, dal caldo record alle guerre di Trump, dalle conseguenze negative sui conti pubblici del loro super bonus alle sentenze sbagliate della magistratura sui centri per migranti in Albania; ma quando si tratta di risalire alle sue responsabilità di premier, il “Fuggitivo”, come Libero lo ha ribattezzato, fa pippa.

Già, perché per Giuseppi il nemico siamo noi, «giornale che agisce per screditare la sua persona», naturalmente «in complicità con il governo». Conte fa la vittima e il complottista; in questo non è diverso dai grillini della prima ora, quelli fan dell’altro Beppe, che lui ha prima usurpato e poi sconfitto. «La Commissione Covid è uno strumento che opera sotto la regia di Palazzo Chigi e viene utilizzato solo per attaccarmi», si lamenta l’avvocato. Che poi attacca: «Siamo certi che nessun esponente dei vertici di Fdi si sia preoccupato di raccomandare imprese e professionisti» durante l’emergenza, domanda sibillino.

Chi sa, parli. Certo fa strano che l’ex premier nel mentre rivendica di disconoscere ogni appalto fatto sotto il suo governo lasci intuire di sapere qualcosa su come si muovesse l’opposizione. Ma non c’è da stupirsi, Conte è abituato a parlare a chi reagisce d’istinto, con indignazione antigovernativa, alle sue parole, non a chi ci ragiona sopra e, inevitabilmente, le svuota.

Funambolo della verità, Giuseppi torna a recitare la parte di quello che vorrebbe essere audito ma è impedito di dire la sua da forze oscure. «Sono anni che ho dato la mia disponibilità, ma non è mai stato dato alcun seguito», protesta. È argomentazione da illusionista, se non da magliaro. Il leader grillino si è fatto mettere, si pensa non casualmente, nella commissione Covid quindi, per essere ascoltato, dovrebbe lasciarla, altrimenti si verificherebbe la strana circostanza di un’istituzione che interroga se stessa.

Conte però non si dimette dall’organismo, rendendo così impossibile il suo interrogatorio, con la scusa che poi non avrebbe la certezza di rientrarvi, perché il ritorno necessiterebbe della firma dei presidenti delle Camere, che sono di centrodestra. Ma la teoria non regge, l’atto è di prassi, quasi dovuto, visto che spetta a ogni gruppo parlamentare indicare i propri delegati nelle commissioni e non si è mai verificato che qualche candidatura venisse respinta.

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I NUMERI
D’altronde, numeri alla mano, la scelta dell’ex premier di fare parte della commissione sul Covid, più che per dare il suo contributo di verità, pare proprio motivata dall’intenzione di evitare il suo interrogatorio. In oltre un anno e mezzo l’organismo parlamentare si è riunito circa 160 volte, due o tre a settimana, con frequenza tripla rispetto a quella delle altre commissioni. Ebbene l’ex premier, che a questo giro non ha neppure incarichi di governo, si è presentato meno di una decina di volte per dire la sua. Evidentemente, fino a ieri non era ansioso di smontare il complotto di cui si dice vittima. E adesso? «Tutto è pronto per interrogarlo», gli spalanca le braccia la capogruppo di Fdi in Commissione, Alice Buonguerrieri. Mentre Galeazzo Bignami, capogruppo meloniano alla Camera, ironizza sulle «svariate interviste e spiegazioni» che il leader grillino rivendica di aver dato sull’argomento Covid: «Parla ovunque tranne dove dovrebbe. Continua a fuggire dalla Commissione sostenendo che lui, diversamente da tutti, poteva non sapere». Non tema, presidente, si faccia audire. Come diceva, e ci ha insegnato ai tempi della pandemia: «Andrà tutto bene...».

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