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Legge elettorale, ko in aula: il precedente del '22 e i rumors sul Colle. Cosa può accadere

mercoledì 15 luglio 2026
Legge elettorale, ko in aula: il precedente del '22 e i rumors sul Colle. Cosa può accadere

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La riforma elettorale è appena stata bocciata e dai seggi dell'opposizione alla Camera dei Deputati si alza il coro "elezioni, elezioni" e "dimissioni, dimissioni". Giuseppe Conte va all'attacco: "Meloni deve dimettersi". Elly Schlein lo segue: "Il governo vada a casa", Angelo Bonelli anche: "Vada al Colle". Ecco, il Colle. Mentre fuori c'è il caos, lì tutto è tranquillo. Quando l'esito del voto viene svelato - riporta il Messaggero -, Sergio Mattarella è da poco tornato dalla parata parigina sugli Champs-Elysées per la festa del 14 luglio. Da Palazzo Chigi non arriva nessuna telefonata, nessuna richiesta di appuntamento. Sui social, Giorgia Meloni scrive: "Un'occasione persa per gli italiani, ma era giusto provarci". Sergio Mattarella, dal canto suo, rimane in attesa. Del resto, da ottimo garante della Costituzione quale è, non può fare altro.

Il governo non è stato sfiduciato e la premier non ha alcun obbligo di rimettere il mandato nelle mani del capo dello Stato. Certo, in passato c'è chi, come Mario Draghi, in circostanze molto simili, diede le dimissioni. Quattro anni fa, l'ex presidente della Bce, pur non essendo stato sfiduciato, salì al Colle. Inizialmente Mattarella rifiutò le dimissioni, invitando l'allora premier a verificare la stabilità del suo governo alle Camere, poi, dopo l’esito del voto di fiducia in Senato, fu costretto ad accettarle. A quel punto si aprirono le consultazioni che, tuttavia, non portarono a una soluzione concreta e costrinsero il Presidente della Repubblica a sciogliere le camere e a indire nuove elezioni.

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Ora, dopo il respingimento della riforma elettorale, il precedente di Mario Draghi torna d'attualità. Stando a quanto si legge su il Messaggero, il Colle non si opporrebbe a elezioni anticipate neanche questa volta. Mattarella non gradisce soluzione "creative" e, nella remota possibilità in cui Meloni decidesse di lasciare, il capo dello Stato seguirebbe la procedura ordinaria. Anche questa volta Mattarella potrebbe, in un primo momento, rifiutare le dimissioni. Poi, però, immaginare ipotesi diversi dal voto autunnale diventa complicato. 

In ogni caso, l'ultima parola ce l'avrà Giorgia Meloni. "Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione", ha detto la premier dopo la bocciatura. Aggiungendo anche: "La scena dell’opposizione che esulta come se avesse vinto un Mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri parlamentari dice tutto". Insomma, per ora si sta tranquilli: indizi che portano a pensare a un passo indietro di Giorgia non ci sono. Poi si vedrà.

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