La manifestazione convocata per la morte di Abderrahim Fakir è stata un disastro, con ottanta agenti feriti, il centro di Bologna a soqquadro, qualche milione di euro di danni e il Pd scacciato dalla sua piazza dagli estremisti di sinistra. Il sindaco Matteo Lepore, che voleva appuntarsi al petto la medaglia della solidarietà a basso costo, è ora in versione scarica barile. Il Comune infatti era tanto impegnato a organizzare la protesta da essersi scordato di darne comunicazione alla questura nei termini di legge. È quanto riportato, e confermato, dal Resto del Carlino, il quotidiano cittadino. «Le forze dell’ordine hanno appreso dell’appuntamento convocato per lunedì sera alle 19 dalla pagina internet del nostro giornale», fanno sapere dalla direzione. E il comunicato fatto ieri pomeriggio dal municipio per smentire la versione dei giornalisti locali in realtà la conferma.
Riassunto dei fatti. Domenica sera, poche ore dopo la morte dell’immigrato marocchino, il sindaco decide di cavalcare politicamente l’accaduto e dirama una nota stampa agli organi di informazione che annuncia la manifestazione, privilegiando la cassa mediatica alla comunicazione istituzionale. Dopo di che, l’ufficio di gabinetto del Comune invia due messaggini telefonici in prefettura. Un modo di procedere del tutto informale, quindi a livello amministrativo irrilevante. La procedura corretta sarebbe stata presentarsi in questura o negli uffici della Digos e compilare il formulario di legge, o quantomeno inviare a chi di dovere una pec, una comunicazione ufficiale via posta elettronica. Solo questo comportamento avrebbe potuto consentire alle autorità di disporre prescrizioni idonee a evitare i disordini, magari invitando gli organizzatori a cambiare luogo, oppure orario o a porre in essere determinate accortezze.
Matteo Lepore, anche Molinari lo condanna: "Un estremista, responsabile delle violenze"
Al centro del dibattito, nell'ultima puntata di Omnibus, su La7, c'è la decisione del sindaco Matteo Lepo...La comunicazione di una manifestazione non è una richiesta d’autorizzazione, perché nella nostra democrazia manifestare è lecito e non necessita di permessi, ma resta un dovere, sanzionato dal Testo Unico sulle Leggi di Pubblica Sicurezza in caso non venga data. Essa ha infatti lo scopo di mettere le autorità in condizioni di evitare pericolose degenerazioni, violenze e disagi alla popolazione, e per questo peraltro dovrebbe essere data tre giorni prima dell’evento. Niente di tutto questo è accaduto però lunedì a Bologna. Dalle accuse, e dal pericolo di ricevere una multa, in aggiunta alla richiesta di risarcire alla città i danni provocati dai teppisti chiamati in piazza, ha provato a difendersi il Comune. Il municipio ha fatto sapere che lunedì, all’ora di pranzo, forze dell’ordine e polizia locale hanno avuto un incontro per decidere come gestire la piazza. Un’altra riunione tecnica, stavolta con la partecipazione anche del vicesindaco, Emily Clancy, c’è stata alle 18, giusto immediatamente prima che partisse il corteo per Fakir.
Il punto però, spiace per il sindaco Lepore, non è questo. È scontato che le autorità, una volta venute a conoscenza in qualche modo di quanto era in programma, si siano attivate per evitare il peggio. Non accettabile è invece che il primo cittadino convochi una manifestazione che, conoscendo la città come lui dovrebbe più di tutti, era più che prevedibile si sarebbe risolta in un corteo contro le forze dell’ordine, senza coinvolgere le autorità, informarle nei termini previsti dalla legge e provare a concordarla con chi di dovere. Tanto più che chiamare la piazza su una vicenda che interessa due poliziotti, ma della quale ancora non si sapeva, e non si sa nulla, significa in sostanza convocare un’adunata contro le forze dell’ordine e lo Stato, come a voler allontanare da sé ogni minima responsabilità politica.
Le precisazioni del Comune sembrano una toppa che non copre il buco. Il Viminale infatti ha avviato una procedura d’accertamento per indagare su supposte manchevolezze e che si è conclusa in poche ore con la conferma ufficiale che non c’è stato nessun preavviso formale da parte di chi di dovere alle autorità. Per la cronaca, il Comune rischia un’ammenda fino a diecimila euro, proprio di recente rincarata dai decreti sicurezza. Poiché è improbabile che, nel caso si dimostrasse che ha torto, il sindaco Lepore metta mano al portafoglio, è chiaro che l’eventuale sanzione sarà a carico dei bolognesi, come le spese per il ripristino del decoro pubblico cittadino dopo le violenze dei centri sociali e degli autonomi.
Sulle tasche di tutti gli italiani graveranno invece i costi dei mezzi della polizia distrutti e i giorni di riposo forzato degli agenti feriti. Anche di questi infatti non si farà carico Lepore, malgrado lo scorso autunno pretendesse che il Viminale gli pagasse centomila euro per i danni fatti da pro-Pal ed estrema sinistra in città per protestare contro la squadra di pallacanestro israeliana del Maccabi, in trasferta a Bologna per una partita di Eurolega. Più che due piazze, come sostiene per prendere le distanze dai teppisti di lunedì scorso, il sindaco ha due pesi e due misure.




