La panchina della Nazionale non è mai stata un posto di lavoro come gli altri. Si tratta di una delle poltrone più roventi del Paese. Quella del ct designato, Andrea Pirlo, scotta talmente tanto che traballa prima ancora del suo arrivo. Il regista campione del mondo a Berlino nel 2006 divide già di suo per via della poca maturità tattica, ma adesso è subentrata pure una intricata grana geopolitica.
A far rumore, l’assai discusso ruolo di Pirlo come “global ambassador” di Fonbet, uno dei principali operatori di scommesse sportive del mercato russo. Già nell’ottobre 2025, quando venne siglato in sprezzo delle sanzioni internazionali applicate alla Russia a causa del conflitto in Ucraina, fece parecchio discutere, e l’ex centrocampista comparve persino nella capitale russa per presenziare al Football Day organizzato dallo stesso brand.
TACKLE DI CALENDA
Ora, con la panchina dell’Italia di mezzo, la polemica è deflagrata del tutto. Carlo Calenda, leader di Azione, è entrato in tackle scivolato: «Chi oggi si presta a fare propaganda per realtà legate a doppio filo con la Russia non dovrebbe ricoprire ruoli pubblici o di primissimo piano per il nostro Paese». Stessa opinione di Mauro Berruto, responsabile Sport del Pd ma con un passato da ct della Nazionale di pallavolo. Berruto la ritiene «un’evidente ipocrisia»: «Auspico un’immediata rescissione del contratto pubblicitario da parte del nuovo mister azzurro». Che, per la verità, l’accordo non l’ha nemmeno firmato.
Ancora più dura la presa di posizione della vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno: «La scelta della FIGC è un “piano Z” per il calcio nostrano. Un simbolo dello sport italiano non può prestare il proprio nome a iniziative commerciali che rischiano di normalizzare l'immagine del regime moscovita mentre la guerra prosegue».
Alle sue parole si sono sommate quelle di Benedetto Della Vedova (+Europa): «Un personaggio pubblico della rilevanza globale di Pirlo dovrebbe ponderare con grande attenzione le proprie decisioni private e i contratti commerciali». Bisogna ricordare però per dovere si cronaca che il ruolo gli impedirebbe di essere sotto contratto con una società di betting. E che il suo ruolo di “global ambassador” del brand russo è strettamente legato al fatto di sedere sulla panchina dell'United Fc, squadra degli Emirati Arabi il cui presidente, Sergey Lomakin, ha interessi nel settore.
Si limita alle perplessità puramente calcistiche e gestionali il Presidente del Senato Ignazio La Russa: «Stimo Malagò, Leonardo e Maldini, rigorosamente in quest’ordine, ed è per rispetto nei loro confronti che non ho rilasciato commenti a caldo. Adesso lo dico: che Dio ce la mandi buona. La sua scelta come allenatore ha tutta l’aria di essere un salto nel buio. Dopo aver sentito girare per giorni il grande nome di Guardiola, non vorrei che la montagna avesse finito per partorire il classico topolino, e in questo caso il topolino si chiama Pirlo. Ero convinto che la scelta sarebbe caduta su Conte o di Mancini».
I dubbi espressi dal Presidente del Senato rispecchiano in modo fedele lo stato d'animo di una fetta importante della tifoseria italiana. Pirlo si ritrova così costretto ad affrontare una battaglia professionale su due fronti apertissimi: da un lato c’è il rettangolo verde, dove dovrà zittire i tanti scettici e dimostrare di non essere soltanto quel “topolino”.
DIVISIONE A SINISTRA
Confronto accesissimo tra i banchi dell'opposizione con Carolina Morace (M5S) che attacca i critici di Pirlo: «Parole profondamente sbagliate. Dov'è stata la stessa indignazione nei confronti di chi ha continuato a intrattenere rapporti sportivi, istituzionali o culturali con Israele mentre Gaza veniva devastata? Dov’è la stessa severità verso gli Stati Uniti quando sono stati protagonisti di interventi militari contestati dal diritto internazionale? Non possono esistere vittime di serie A e vittime di serie B. Non possono esistere guerre che indignano e altre che si ignorano. E non possono esistere principi validi solo quando fanno comodo». Il campo largo, insomma, è diviso anche sul pallone.
Ora comunque il ct dovrà combattere la sua battaglia su due fronti: dimostrare sul campo di essere un allenatore vero con idee e personalità vincenti; disinnescare rapidamente l'imbarazzo mediatico legato ai suoi contratti di sponsorizzazione con realtà russe. Sebbene non abbia violato alcuna legge, dovrà ripulire un’immagine che al momento solleva dubbi sulla compatibilità tra l'essere la guida simbolica del calcio italiano e l’essere stato, anche solo a titolo promozionale, il volto di un brand che l’ha usato per superare l'isolamento internazionale della Russia.




