Cambiano i leader, resta il vizio del Pd di fare squadra con le sinistre europee contro i suoi avversari italiani. Nella campagna elettorale del 2022 Enrico Letta, col sostegno di Pedro Sánchez e di altri leader socialisti, andò in giro in Europa a raccontare che se avesse vinto Giorgia Meloni sarebbe finito lo stato di diritto in Italia: addio libertà, niente più democrazia. Dopo le elezioni europee Elly Schlein, assieme ai Socialisti Ue, disse che Ursula von der Leyen non avrebbe dovuto nominare commissari espressione dei partiti di «estrema destra», inclusi i Conservatori di Ecr, cui appartiene Fdi. Il bersaglio era Raffaele Fitto ed è andata come sappiamo. Si appellò anche a «tutti i partiti democratici», affinché rifiutassero «qualsiasi normalizzazione, collaborazione o alleanza» con quelle forze. In queste operazioni, tutte fallite, in prima fila accanto al Pd c’è sempre stato il Psoe, il Partido socialista obrero español che lo stesso Sánchez guida ininterrottamente dal 2017. Il motivo è nei numeri e nelle affinità. Assieme al Pd, che ha 21 eurodeputati, i socialisti spagnoli, con i loro 20 eletti, sono quelli con la componente nazionale più numerosa. Dal 2019 il gruppo dei Socialisti Ue, che è il secondo dell’aula e oggi conta 135 eletti, è guidato dalla spagnola Iratxe García Pérez.
Ceuta, caos tra i socialisti a Bruxelles: chi può saltare, Pd nel panico
Ceuta ha mandato in crisi la sinistra europea: da una parte il presidente del governo spagnolo Pedro Sanchez, dall'a...Confermata due anni fa nell’incarico, García Pérez è la longa manus di Sánchez, nonché la prima avversaria di Meloni nel parlamento Ue. Non c’è proposta della premier italiana che non abbia provato a contrastare con il massimo della forza politica. Dopo le elezioni europee si fece intervistare da Repubblica per dire che «l’estrema destra» di Meloni «vuole attaccare l’Europa del negoziato, delle diversità, dell’intesa tra le grandi famiglie politiche continentali». Pretendeva che i Popolari europei, la famiglia cui appartengono Forza Italia, la maggior parte dei leader Ue, la presidente della Commissione e la presidente dell’europarlamento, isolassero l’Italia e la sua leader e non votassero mai assieme ai Conservatori e alle altre forze a destra del Ppe.
IL GEMELLAGGIO
L’intesa tra lei e Schlein, insomma, è stata naturale. García Pérez ha annunciato che i Socialisti Ue sono «totalmente contrari all’idea di esternalizzare i servizi di migrazione», anche se non tutte le delegazioni nazionali che compongono il suo gruppo la pensano così. E quando, dopo il disastro di Ceuta, la premier danese Mette Frederiksen, pure lei socialista, ha fatto squadra con Meloni per contestare gli errori commessi dal governo Sánchez, a insorgere contro di lei sono stati il Pd e il Psoe. Il responsabile Esteri del Nazareno, Peppe Provenzano, e lo spagnolo Javi Lopez, vicepresidente del parlamento Ue, hanno scritto ai vertici del Partito socialista europeo per dichiarare «inaccettabile» che «un membro della nostra stessa famiglia politica abbia scelto di allinearsi, in modo coordinato, alla presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni», e per chiedere di “processare” la leader danese nella prima riunione utile.
L’invasione di Ceuta è stata infatti un colpo durissimo per il già malconcio Sánchez e per il suo partito, che anziché ammettere gli errori stanno provando a far passare tutto come una manovra orchestrata da Roma contro Madrid, aiutati in questo dal Pd. Ha lasciato ferite profonde la lettera che ventidue leader dell’Unione su ventisette hanno sottoscritto il primo agosto, per chiedere a Bruxelles di prendere in mano una situazione che la Spagna non riesce a gestire e per contestare «tutte le politiche che possono fungere da fattori di attrazione, come la regolarizzazione di un numero molto elevato di migranti irregolari»: un riferimento chiaro alle decisioni prese a Madrid. Un’iniziativa promossa da Meloni e Frederiksen, che ha rivelato quanto sia forte il malcontento in Europa per il governo di Sánchez, abbandonato per l’occasione anche dall’altro leader socialista, il maltese Robert Abela.
TENTATIVO DI VENDETTA
Ora l’ennesima proposta di avviare una missione di monitoraggio sullo stato di diritto in Italia presentata da Alessandro Zan, responsabile Diritti della segreteria Schlein, d’intesa con gli spagnoli, è stata bocciata perché il Ppe ha fatto muro assieme alla destra. Stavolta, però, non c’è stato solo l’eterno ritorno dell’accusa per «i gravi attacchi del governo Meloni alle libertà fondamentali», per dirla con lo stesso Zan, o del racconto secondo cui in Italia «la libertà e la democrazia sono a rischio quando l’estrema destra è al governo», come disse Schlein commentando l’“attentato” contro Ranucci. Si è visto all’opera anche l’instinto de venganza dei socialisti spagnoli, che sognarono di stendere il cordone sanitario attorno alla premier italiana e furono isolati dalla loro incapacità di governare l’immigrazione e garantire la sicurezza.




