A leggere i commenti sul risultato delle elezioni in Sassonia-Anhalt sembra che improvvisamente metà dei tedeschi - ma direi in senso più allargato metà degli europei - siano diventati nazisti. È
stupido solo pensarlo, è che metà degli europei stanno trovando il modo di dire che sono anti comunisti e sono anti anche tutte le variegate forme con cui il comunismo si ripropone mascherato a volte da progressismo, altre da pacifismo, altre ancora da ambientalismo. I tedeschi non hanno detto sì al fascismo, hanno detto basta alla transizione energetica che ha messo in ginocchio l’industria pesante germanica senza alcun ritorno in termini di qualità dell’ambiente e della vita, all’immigrazione che sta cambiando il volto delle loro città e la loro sicurezza.
Se di fallo si tratta si tratta di un fallo di reazione più che giustificato da anni di soprusi e follie che ci hanno portato a mettere al centro della politica i transgender invece del lavoro, l’antifascismo invece che la crescita, il multiculturalismo come grimaldello per azzerare la nostra cultura, l’Europa dei popoli schiacciata dall’Europa delle élite. Se non si capisce che il pericolo non è “l’onda nera che avanza” bensì “l’onda rossa che resiste” ne vedremo delle belle. Per disinnescare l’Afd è tempo perso urlare al fascismo, anzi così facendo si fa esattamente il suo gioco.
Basterebbe controllare più severamente le frontiere, smetterla con le follie del green, tornare a chiamare padri e madri con il loro nomi invece che genitore uno e due, stare dalla parte dell’Occidente invece che dei palestinesi di Hamas, della polizia e non dei teppisti, insomma fare quello che la destra italiana sta facendo da quattro anni senza bisogno di purghe, camice nere e olio di ricino. Altrimenti si confonde la causa di tutti i mali - il comunismo - con la soluzione.




