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Matteo Lepore: "Orgoglioso di loro". Il plauso ai medici che truffano i certificati per evitare le espulsioni

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mercoledì 16 settembre 2026
Matteo Lepore: "Orgoglioso di loro". Il plauso ai medici che truffano i certificati per evitare le espulsioni

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"Noi sappiamo quello che leggiamo sui giornali, abbiamo fiducia nella magistratura e nel lavoro che deve essere fatto per chiarire questa situazione, così come abbiamo fiducia assoluta nel personale medico e infermieristico della nostra regione, del quale siamo molto orgogliosi". Lo ha detto il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, parlando del coinvolgimento di professionisti in diverse città, tra cui Bologna, nell'inchiesta della Procura di Ravenna sulla presunta formazione e il rilascio di certificazioni mediche false per impedire l'invio di cittadini stranieri irregolari nei Cpr. A margine di un evento in Città metropolitana Lepore ha poi commentato così gli interventi dell'opposizione sul tema: "se la destra ha delle informazioni, è giusto che si rivolga alla Procura". La capogruppo di Fdi in Emilia-Romagna, Marta Evangelisti, ha chiesto alla Regione di "fare chiarezza" sulla sua posizione in merito "alle pesanti risultanze investigative emerse a carico di personale sanitario operante in strutture della regione". 

Intanto ha parlato anche l'Ordine dei Medici. "Esprimiamo vicinanza ai colleghi coinvolti e confidiamo nel lavoro della magistratura, alla quale spetta accertare i fatti e le eventuali responsabilità individuali, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza". Così il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli interviene - a nome del Comitato Centrale della Federazione, riunito oggi a Roma. "Invitiamo tutti, a partire da chi ricopre responsabilità istituzionali, a rispettare i medici che ogni giorno, con competenza e dedizione, si prendono cura delle persone - ha affermato Anelli - senza discriminazioni e spesso in condizioni difficili. La falsificazione di una certificazione medica, qualora accertata, costituisce una condotta grave, che dovrà essere valutata nelle sedi competenti. Non possono però essere la politica o il clamore mediatico ad anticipare giudizi e sanzioni".

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La Federazione ha richiamato poi, ancora una volta, la necessità di mantenere distinti il ruolo del medico e le responsabilità delle istituzioni preposte alla sicurezza pubblica. "I medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza - ha sottolineato Anelli - ma professionisti della cura, il cui mandato fondamentale è tutelare la salute e la dignità di ogni persona. La tutela della sicurezza pubblica appartiene ad altre istituzioni e non può essere trasferita sui medici, né può condizionarne il giudizio clinico", sottolinea il presidente.

Una distinzione di ruoli che non significa contrapposizione alle istituzioni: gli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri sono enti sussidiari dello Stato e tutelano gli interessi pubblici connessi all'esercizio professionale. "Non esiste una contrapposizione tra i medici e lo Stato - ha precisato Anelli - e gli Ordini, quali enti sussidiari dello Stato, hanno proprio nell'interesse dei cittadini il dovere di vigilare sul corretto esercizio della professione e, nello stesso tempo, di difenderne l'autonomia e l'indipendenza. Il rispetto delle regole e la libertà del giudizio clinico non sono principi in conflitto, ma garanzie che devono procedere insieme".

"Proprio per evitare situazioni capaci di generare un conflitto tra i doveri deontologici del medico e finalità di sicurezza che non gli competono - ha concluso Anelli - avevamo già auspicato una modifica della normativa, nel senso di introdurre una netta distinzione tra l'atto medico, quale la certificazione sanitaria, finalizzata esclusivamente alla valutazione dello stato di salute della persona, e l'atto autorizzativo del provvedimento di trattenimento o trasferimento nei CPR. Ribadiamo quindi con fermezza che l'autonomia e l'indipendenza della professione medica costituiscono garanzie poste a tutela di tutti. Devono essere esercitate con rigore, responsabilità e nel rispetto della legge, ma non possono essere sottoposte a pressioni politiche o ideologiche", ha concluso Anelli. 

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