Nessuna porta aperta a Roberto Vannacci. Ignazio La Russa prende le distanze dal generale e dalla sua nuova creatura politica, Futuro Nazionale, escludendo una possibile convergenza con il centrodestra. Nell'intervista alla Stampa, il presidente del Senato chiarisce le ragioni della frattura e rilancia le differenze politiche e culturali che separano le due destre.
"Per il momento è un rafforzamento del centrosinistra", osserva La Russa a proposito del partito di Vannacci. Una scelta legittima, riconosce, ma che non implica alcuna affinità con la coalizione di governo. "Uno può qualificarsi come vuole, ma non esiste un'unica destra".
Le divergenze riguardano questioni centrali, dal contrasto alla violenza sulle donne al patriarcato, fino alla guerra in Ucraina. Alemanno rivendica in particolare il significato della leadership di Giorgia Meloni: "Il patriarcato. Forse la più grande novità che Meloni ha introdotto nella destra e nella politica italiana è proprio questa: una donna può raggiungere un livello che prima nessuna aveva raggiunto e può farlo senza aver bisogno di un uomo che le spiani la strada".
Sul sostegno a Kiev, poi, il richiamo alla posizione della premier è netto: "Non mi alleerò mai con chi non ritiene giusto aiutare l'Ucraina a resistere all'invasione russa". E La Russa si schiera senza riserve: "A questa domanda ha già risposto Giorgia Meloni e io sono assolutamente d'accordo con lei, non per principio, ma perché condivido le sue idee".
Poi dubbi sui sondaggi e la legge elettorale. Il fondatore di FdI difende il premio di governabilità, contestando la prospettiva di un pareggio che impedisca di tradurre il voto in una maggioranza. E sulle preferenze ammette che non ci sono margini per una reintroduzione integrale: "No. Ormai o passa questa legge oppure ci teniamo quella brutta che abbiamo".
Infine, capitolo Quirinale. Nessuna ambizione personale per il Colle. "No, questo proprio non lo potrei fare. Non me lo farebbero fare e, aggiungo, non mi piacerebbe farlo perché cambierebbe completamente la mia vita e quella dei miei familiari". Quanto a Meloni, Alemanno precisa che il dopo Mattarella non è un obiettivo della premier, "per nessun motivo".




