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Integrazione ma sul serio

di Alessandro Sallustilunedì 21 settembre 2026
Integrazione ma sul serio

2' di lettura

Nel bel mezzo dell’estate torrida, era il 27 luglio, il Corriere della Sera uscì in edicola con in prima pagina un editoriale dal titolo “Parlare (davvero) di scuola” a firma del politologo Ernesto Galli della Loggia che affrontava il delicato tema dell’inserimento dei bambini e ragazzi figli di immigrati nelle nostre scuole. Vi si leggeva, tra l’altro: «Per dirla chiaramente: da quanto avviene oggi nella scuola dipende se l’immigrazione in corso produrrà dei nuovi italiani e quindi un Paese multietnico ma non multiculturale, un Paese non diviso in culture diverse e fatalmente estranee l’una all’altra, e quindi un’Italia fragile e inquieta in preda a continue potenziali tensioni. Dipende se ci sarà ancora una società che si riconosce in un retaggio culturale comune e in valori di base individuali e collettivi comuni (ad esempio quelli indicati nella Costituzione della Repubblica) oppure no».

L’articolo si chiudeva con un appello alla classe politica a occuparsi della questione prima che sia troppo tardi, appello raccolto ieri da Giorgia Meloni che ha annunciato di voler mettere mano alla materia, compresa l’introduzione del divieto per le ragazze islamiche di andare in classe col volto coperto. Il senso è: nelle nostre scuole si insegnano, e si praticano, i principi e i valori della cultura italiana e della civiltà occidentale, il resto deve rimanere fuori dalla porta.

In altre parole: i “nuovi italiani” di cui parla Galli sono benvenuti se accettano la nostra società a partire dai primi passi scolastici, se da subito imparano la nostra lingua e rispettano la separazione dei poteri tra Stato e religione, qualsiasi religione. È un passo importante, l’unico che può portare a una vera integrazione perché il multiculturalismo senza regole è la negazione di un sano e auspicabile pluralismo.