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Roberto Fico, dopo gli 8 milioni ai disoccupati anche il Reddito di cittadinanza

di Simone Di Meovenerdì 25 settembre 2026
Roberto Fico, dopo gli 8 milioni ai disoccupati anche il Reddito di cittadinanza

3' di lettura

Ma quanto piace al campo largo il portafoglio degli altri? A Napoli Roberto Fico pensa a come mettere soldi nelle tasche di chi non lavora. A Bologna Matteo Lepore vorrebbe prenderne qualcuno in più da quelle di chi viene a dormire in città. Due storie diverse, certo, ma con un punto di contatto: quando c’è un problema, i sinistri scelgono sempre la strada più comoda. Per loro. Il reddito torna a Cinque Stelle. Fico sta preparando un “reddito minimo” campano per chi è fuori dal mercato del lavoro e non riceve ammortizzatori sociali. Il governatore ha già avviato un’interlocuzione con l’Inps provinciale per capire quale possa essere la platea e definisce la misura «un’ipotesi programmatica generale, attualmente in fase di elaborazione». Tradotto dal politichese pentastellato: l’assegno non c’è ancora, ma è questione di poco, non disperate.

Del resto, certi amori non finiscono. Quello tra il Movimento 5 Stelle e la card gialla sembra uno di quei matrimoni nei quali si può litigare, cambiare casa e magari anche nome sul citofono, ma alla fine si torna insieme. E non è un caso che, a Napoli, il Movimento abbia organizzato, proprio ieri, un incontro dal titolo che non richiede traduzioni: “Reddito di cittadinanza: c’è chi dice sì”. Parterre delle grandi occasioni per iniziare a convincere l’opinione pubblica locale: l’eurodeputato Danilo Della Valle, i parlamentari Dario Carotenuto e Gilda Sportiello e l’ex ministra del Lavoro Nunzia Catalfo. Il vecchio cavallo di battaglia è di nuovo sellato.
Fico, peraltro, parte da una Campania tutt’altro che disastrata, con una crescita del Pil dell’11,3% tra il 2021 e il 2025, con mille cantieri in corso e un tasso di occupazione al 46,7%. Ma al presidente evidentemente non basta, e così avverte che «certi dati possono rivelarsi fuorvianti» ricordando che 100mila occupati in più servono a poco se «una parte consistente è fatta di lavoro povero». Ed è proprio questo il cortocircuito. In una regione dove il lavoro resta una delle grandi emergenze, il primo annuncio del governatore non parla di nuovi posti, aziende da portare sul territorio o investimenti capaci di creare occupazione. La soluzione è tornare a distribuire denaro pubblico a pioggia anche a parcheggiatori abusivi, malfattori e camorristi, come le indagini sul Reddito hanno ampiamente dimostrato in questi anni.

E se in Campania si pensa a come scialacquare milioni, a Bologna Matteo Lepore guarda con bramosia alle tasche dei turisti. Il sindaco ha detto di volere una tassa di soggiorno da 10 euro, prendendo la Toscana come modello: «Se a Firenze viene permesso di arrivare a quella cifra», ha detto il battagliero esponente del Partito democratico, «penso che anche Bologna dovrebbe avere questo tipo di sostegno». Firenze, ricorda Lepore, incassa 85 milioni di euro all’anno e ci finanzia anche il trasporto pubblico. Bologna si ferma a 24 milioni. E quel divario, evidentemente, gli è rimasto sullo stomaco come e peggio di una ribollita. Apriti cielo. Il centrodestra protesta, Confcommercio e Confesercenti si mettono di traverso e il sindaco è costretto a fare marcia indietro.

Bologna, chiarisce, non può portare autonomamente l’imposta a 10 euro perché le regole non sono uguali per tutte le città. Quello che Lepore chiede, almeno, è di conservare il tetto di 7 euro, salito da 5 grazie alla norma varata per il Giubileo. I conti spiegano anche perché quei 10 euro avrebbero fatto gola. Tra gennaio e aprile Bologna ha contato 700.440 arrivi e 1.641.178 presenze, in crescita del 2%. Se l’andamento fosse confermato, nell’arco dell’anno si arriverebbe a circa sei milioni di presenze. Tre euro in più per 6 milioni fanno circa 18 milioni. Non proprio gli spiccioli lasciati sul comodino prima del check-out. Lavorare stanca, ammoniva lungimirante Pavese. Tassare e regalare soldi, a quanto pare, conserva invece un certo fascino nel campo progressista. D’altronde, si sa: la sinistra ha un problema coi soldi. Degli altri.