Non è il momento né il caso di lasciarsi andare a facili entusiasmi. Le elezioni suppletive di Reggio Calabria per coprire un seggio rimasto vacante alla Camera sono state un test troppo locale e troppo piccolo (affluenza al 22 per cento) per poterne trarre indicazioni definitive sullo stato di salute della maggioranza. Ma detto questo dalle urne sono uscite indicazioni più che incoraggianti.
La prima è che il candidato della coalizione di governo Fabio Roscioli, tesoriere di Forza Italia, ha vinto agevolmente superando il 50 per cento dei consensi. La seconda, che rafforza la prima, è che ciò è avvenuto nonostante per la prima volta fosse in campo un candidato del partito di Vannacci, Domenico Giannetta (ex Forza Italia e assai conosciuto da quelle parti) che ha superato il dieci per cento ma non ha sfondato («Reggio sarà la nostra Sassonia», disse il generale evocando il trionfo dell’estrema destra alle recenti elezioni tedesche) come più d’uno aveva previsto, di fatto si tratta di una falsa partenza che ridimensiona aspettative e forse anche i piani per il futuro. La terza indicazione è che la sinistra modello “campo extra large” resta impantanata attorno al 35 per cento.
Mixando le tre cose le elezioni calabre ci dicono che: il centrodestra è in salute e può vincere anche senza allearsi a Vannacci; il potenziale del partito del generale, Futuro nazionale, alla prova dei fatti appare essere sovrastimato dai sondaggi e nell’immaginario degli addetti ai lavori; la sinistra è ben lungi da aver risolto i suoi atavici problemi e ben lontana dal costituire una credibile alternativa alla destra che nel suo insieme (Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Vannacci) addirittura cresce e raccoglie oltre il sessanta per cento dei consensi. Si dice che tre indizi facciano una prova, la prova che sia pure tra mille difficoltà gli italiani continuano ad avere fiducia in questo governo e nei suoi partiti, avventurieri e rosiconi possono attendere.




