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Silenzio (imbarazzato) a sinistra sull'Anpi cacciata dagli ebrei

I "partigiani" vanno anche dove non sono graditi: pensano di essere i garanti della democrazia
di Marco Patricellidomenica 18 ottobre 2026
Silenzio (imbarazzato) a sinistra sull'Anpi cacciata dagli ebrei

3' di lettura

Ma chi è stato ad appaltare ad Anpi il monopolio della memoria? E quando? L’Associazione partigiani senza più partigiani, e senza rappresentarli nemmeno tutti, da qualche tempo si muove come un partito politico senza esserlo e dietro la maschera dell’ente morale con cui si è autoinvestita a intervenire su tutto e per tutto, dettando ritmi, tempi e visioni su fascismo, antifascismo, resistenza, lager, sterminio, guerra mondiale, guerre contemporanee e pure guerre dei bottoni.

PASSO INDIETRO

Si comporta come in virtù di un mandato che la obbliga a esserci sempre e comunque, e obbliga pure gli altri a invitarla, anche perché se non lo fanno è lo stesso. Se qualcuno, come la Comunità ebraica che ricorda i romani razziati e spediti dai nazifascisti ad Auschwitz il 16 ottobre 1943, dopo aver preteso un minimo di coerenza ha chiesto di fare un passo indietro e di non portare le bandiere alla commemorazione, apriti cielo. Anpi va dove non è gradita, perché “deve” presidiare la democrazia, la Costituzione e la memoria, di cui si diviene automaticamente esperti legittimati a pontificare sottoscrivendo la tessera o indossando il fazzoletto tricolore al collo. Un fenomeno cresciuto per sporogonia all’ombra della sinistra che ha coccolato quel che resta dell’esperienza resistenziale, e con la fine dei partigiani veri che avevano almeno vent’anni nel 1943 e oggi ne avrebbero più di cento, ha arruolato i nipotini, i simpatizzanti, i movimentisti, gli attivisti e le quarte linee imboscate nei partitini rossi per farne le nuove brigate della verità. Tanto strepitano e tanto fanno, spesso maldestramente e con irruenza non sostenuta da un solo pensiero immune da ideologismi dogmatici, che qualche imbarazzo nei partiti di riferimento stanno cominciando a crearlo.

E quell’imbarazzo partorisce spesso silenzi impacciati in attesa che passi la buriana, e qualche pruriginoso fastidio, anche perché all’ala estrema della sinistra Anpi è una sigla da vellicare e i giovani dem si sono scollati dalle linee di partito per fare il gran mischione con Palestina, Flotilla, genocidi da un tanto al chilo, kefiah d’ordinanza e tanta voglia di cambiare il mondo per ritrovarci un posto al sole.

L’Associazione partigiani è un equivoco a partire dal fatto che non può essere un ente morale a gestire una festa nazionale come il 25 aprile, al posto dello Stato che abdica di fatto al suo ruolo, e a decidere chi può festeggiare e chi no, chi deve parlare e chi no, chi può sfilare e chino, distribuendo patenti e ritirandole. Furono i post-partigiani di Anpi a prendersela con Letizia Moratti che spingeva la carrozzella con il padre che il partigiano l’aveva fatto davvero, e sono stati gli stessi a decretare che le bandiere palestinesi che durante la guerra garrivano per i nazisti dovessero sfilare e non quelle degli ebrei che dal nazismo subirono la Shoah, 6 milioni di morti e il tentativo riuscito a metà di essere completamente cancellati dalla faccia della Terra. Un cortocircuito logico e storico, ma coerentemente politico, di schieramento e di addomesticamento del passato e del presente.

Non è neppure chiaro perché ad Anpi sia stato ritagliato uno spazio nelle scuole che ne fa referente obbligata di tutto ciò che concerne la Resistenza, pur essendo dal 1947 solo la sigla dei partigiani comunisti, essendo usciti tutti gli altri di tutte le anime, formazioni e schieramento di partito, in due scissioni consecutive, proprio per le posizioni ortodosse filostaliniste.

VUOTO

Durante il lockdown del 2020, a fronte della cancellazione delle manifestazioni pubbliche, a Pescara l’Anpi pretese e ottenne dal Ministero degli Interni del governo giallorosso l’autorizzazione a celebrare il “suo” 25 aprile. Perché orwellianamente i post-partigiani sono più uguali degli altri. Poiché il vuoto in natura non esiste, dove lo trovano lo occupano e ci stanno pure larghi, perché contributi, inviti, visibilità e spazi sui media arrivano sempre. Per qualsiasi cosa, loro ci sono: bandiere al vento, antifascismo Gaza e pro Pal nello zainetto firmato, una pallottola spuntata in giberna e “Bella ciao” sempre nell’ugola.