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OBIETTIVO ERADICAZIONE

Epatite C: dal 2020 terapie
escluse dal 'Fondo speciale'

La Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva (Sige) avverte della necessità di prendere in cura il maggior numero di pazienti possibile prima che i farmaci innovativi ricadano nel fondo ordinario di spesa farmaceutica

12 Febbraio 2019

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Epatite C: dal 2020 terapieescluse dal 'Fondo speciale'

È di fondamentale importanza dare una forte accelerazione alla lotta contro l’epatite, e bisogna farlo adesso. È questo l’appello che Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva (Sige) lancia a tutti gli stakeholder, poiché nel nostro Paese il 2019 sarà l’ultimo anno durante il quale i farmaci antivirali contro per l’epatite C potranno avvalersi dell’etichetta di farmaci ‘innovativi’. Insomma, dal 2020 queste terapie non saranno più a carico di un 'Fondo speciale'. Ma quali sono le implicazioni di questa scadenza? “Dal 2020 le spese per la cura dell’epatite C saranno a carico del fondo ordinario della spesa farmaceutica – spiega la professoressa Filomena Morisco dell’Università di Napoli Federico II e membro del Consiglio direttivo Sige - pertanto è dovere di tutti gli stakeholder impegnarsi ad avviare alla cura il maggior numero di soggetti possibile, prima di quella data. Dato che i farmaci anti-Hcv usciranno dalla lista dei farmaci innovativi è prevedibile che si andranno a creare problemi di spesa per varie regioni, e questi antivirali andranno a gravare sulla spesa dei farmaci ordinari”.

Secondo il rapporto sulle epatiti della Organizzazione mondiale della sanità (Oms) pubblicato nel 2017 (Global hepatitis report 2017), ben 325 milioni di persone nel mondo sono affette da epatite cronica B (Hbv) o C (Hcv). La maggior parte di loro non ha accesso ai test diagnostici e alle terapie ed è quindi a rischio di una lenta progressione della malattia epatica che può portare a cirrosi, cancro del fegato e morte. Le regioni del mondo ove è più diffusa l’epatite B sono quelle orientali e dell’Africa, mentre il mondo occidentale è caratterizzato da maggiore diffusione dell’epatite C. Nel 2015 l’epatite virale ha provocato 135 milioni di morti. Il dato è paragonabile ai decessi causati dall’Hiv, dalla tubercolosi e dalla malaria. “Con una differenza – commenta Morisco – che la mortalità legata a queste importanti malattie infettive è in calo, mentre quella dovuta alle epatiti virali è in aumento. La prevalenza delle infezioni da epatite B in Italia è molto bassa, inferiore all’1 per cento, visto che tutta la popolazione italiana fino a 38 anni è stata vaccinata. La prevalenza delle infezioni da epatite C si attesta invece intorno al 2 per cento della popolazione italiana. Al 21 gennaio 2019 erano stati trattati con i farmaci eradicanti l’infezione da Hcv 167.319 pazienti – aggiunge l’esperta - quindi ne restano ancora molti da trattare”. 

Allo stato attuale, pertanto, l’epatite virale è non solo una patologia clinicamente rilevante, ma un importante problema di salute pubblica, che richiede una risposta urgente a tutto campo. La predisposizione di misure e programmi di prevenzione e la disponibilità di terapie altamente efficaci hanno reso l’eliminazione a livello globale un obiettivo realistico. È comunque fondamentale tenere ben presente che il progetto di eliminazione richiede un salto concettuale, spostando l’attenzione dalla cura del singolo paziente ad un approccio di sanità pubblica, che ha come obiettivo l’interruzione della trasmissione dell’infezione. Il vaccino per l’epatite B ed i farmaci per l’epatite B e C sono una realtà, ed è necessario fare in modo che possano raggiungere ed aiutare tutti coloro che ne hanno bisogno. L’obiettivo, molto ambizioso, dell’Oms è quello di raggiungere entro il 2030 una riduzione globale della mortalità correlata alle epatiti del 65 per cento ed una riduzione del 90 per cento di nuove infezioni. Il rapporto dell’Oms, prendendo come riferimento l’anno 2015, rileva tuttavia che solo il 9 per cento di tutte le infezioni da epatite B ed il 20 per cento di tutte le infezioni da epatite C sono state diagnosticate. Nel 2016 è stata istituita dall’Oms la Global health sector strategy (Ghss) per le epatiti B e C, con lo scopo di identificare e sviluppare le strategie per l’eliminazione delle epatiti virali nel mondo.

Le indicazioni fornite dalla Ghss si sviluppano su 4 azioni principali:

1. politiche di sensibilizzazione e mobilitazione delle risorse e acquisizione di solidi dati epidemiologici;

2. prevenzione della trasmissione;

3. miglioramento dell’accesso alla diagnosi;

4. screening, cura e trattamento.

Un recente lavoro pubblicato su Lancet Gastroenterology and Hepatology (Accelerating elimination of viral hepatitis: a Lancet Gastroenterology and Hepatology commission) ha analizzato l’epidemiologia ed i progressi raggiunti in specifiche aree geografiche del pianeta in relazione all’obiettivo ‘eliminazione delle epatiti’. Gli autori hanno dimostrato che attività mirate allo scopo, ben coordinate e adeguatamente finanziate, possono far raggiungere l’ambizioso obiettivo che l’Oms si è posta. In tale contesto l’Italia mostra di aver già adottato gran parte delle raccomandazioni dell’Oms e può quindi essere considerata tra i Paesi che potranno raggiungere l’obiettivo prefissato. E’ importante quindi evitare di abbassare la guardia su tale argomento e continuare nella strategia di eliminazione con grande impegno, anche nei prossimi anni. (FABRIZIA MASELLI)

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