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Alzheimer, la cura del litio: una scoperta decisiva?

di Paola Nataligiovedì 19 marzo 2026
Alzheimer, la cura del litio: una scoperta decisiva?

2' di lettura

Perdere le parole, dimenticare nomi familiari o non riuscire a completare una frase: sono tra i segnali più precoci e frustranti della malattia di Alzheimer. Oggi, però, una linea di ricerca sta riaccendendo la speranza partendo da un farmaco noto da decenni: il litio, utilizzato soprattutto per i disturbi dell’umore. Un recente studio condotto dall’Università di Pittsburgh e pubblicato sulla rivista JAMA Neurology ha esplorato proprio questa possibilità. I ricercatori hanno osservato persone con un lieve declino cognitivo,  una condizione che spesso rappresenta la fase iniziale dell’Alzheimer, per capire se piccole dosi di litio potessero fare la differenza.

I risultati, anche se preliminari, sono interessanti: chi ha assunto litio ha mostrato un peggioramento più lento nella capacità di ricordare parole e frasi rispetto a chi non lo ha preso. In altre parole, il farmaco potrebbe contribuire a preservare più a lungo una funzione fondamentale come il linguaggio, che è strettamente legata alla memoria e all’identità personale.  Ma perché proprio il litio? Gli scienziati stanno cercando di rispondere anche a questa domanda. Una delle ipotesi più affascinanti riguarda il modo in cui questa sostanza agisce nel cervello. Il litio, infatti, sembra avere effetti protettivi sui neuroni. In particolare, potrebbe contrastare i processi che portano alla formazione delle placche di beta-amiloide, uno dei segni distintivi dell’Alzheimer.

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Secondo i ricercatori, queste placche potrebbero addirittura “intrappolare” il litio naturalmente presente nel cervello, riducendone la disponibilità e contribuendo alla neurodegenerazione. Somministrarlo dall’esterno, quindi, potrebbe aiutare a ristabilire un equilibrio e proteggere le cellule nervose. Nonostante queste premesse promettenti, è importante mantenere un approccio prudente. Lo studio è di piccole dimensioni e non fornisce ancora prove definitive. Altri lavori scientifici, infatti, hanno prodotto risultati contrastanti, senza dimostrare in modo chiaro un beneficio significativo del litio sul declino cognitivo.

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Questo significa che, al momento, il litio non può essere considerato una cura per l’Alzheimer. Tuttavia, apre una strada interessante: quella di ripensare farmaci già esistenti per nuovi utilizzi, accelerando i tempi della ricerca. In attesa di conferme più solide, questo studio rappresenta comunque un passo avanti importante. Perché suggerisce che intervenire nelle fasi iniziali della malattia potrebbe aiutare a preservare più a lungo capacità fondamentali come il linguaggio. E in una patologia che lentamente erode ricordi, pensieri e identità, riuscire a non perdere le parole significa, in fondo, riuscire a non perdere sé stessi.