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Il nostro Generale, Dalla Chiesa attacca Rai 3: "Mio padre non c'era"

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Nando Dalla Chiesa, figlio del generale Carlo Alberto, sul Fatto Quotidiano dice la sua sulla fiction Rai, Il Nostro Generale che ha tenuto incollati milioni di telespettarori su Rai Uno. Il giudizio del fratello di Rita Dalla Chiesa è positivo e per una volta, a suo dire, la storia di suo padre è stata raccontata con una vicinanza più aderente alla realtà: "Quello de Il nostro Generale, la fiction Rai di Lucio Pellegrini che al posto delle dicerie e delle fantasie coatte piazza la realtà vera, quella vissuta da chi c’era e ha visto. Applicando il principio di Erodoto, che la storia si scrive con l’occhio più che con l’orecchio. Ricostruendo la realtà che tutti potettero vedere, ma molti preferirono ignorare per seppellirla sotto le loro ossessioni e i loro pregiudizi".

 

Poi lo stesso Dalla Chiesa torna su alcuni punti oscuri sulla sorte del padre e soprattutto sulle voci sul memoriale di Moro: "Erano passati tre mesi dalla strage di via Carini (3 settembre 1982) quando una redattrice di un periodico cattolico mi disse che nella “sinistra democristiana” stava girando voce che mio padre fosse stato ucciso perché ricattava qualche potente con le carte di Moro, di cui era entrato in possesso con l’irruzione nel covo brigatista di via Monte Nevoso. Si era tenuto alcuni fogli che avrebbe dovuto dare ad Andreotti, capo del governo. “Girava la voce”. Mai provata da nessuno, non uno straccio di documento in interi decenni".

 

Infine una amara considerazione che di certo farà discutere: "Meglio non ripassarla quella lunga e difficilissima storia. Perciò i liberi e anticonformisti si vergognano di spendere una parola sul generale. E perciò anni fa, in una nota trasmissione su Rai3, fecero la galleria delle persone a cui la storia della Repubblica doveva gratitudine. Ne misero a decine. Non lui però, che aveva fatto la Resistenza, vinto con i suoi uomini la lotta al terrorismo, guidato la lotta alla mafia fino a morirne in quel modo. Che altro doveva fare? Chissà che pensarono gli interpreti illuminati del pensiero anticonformista". 

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