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Askatasuna, i rossi sfasciano tutto? L'imbarazzante risposta di Furfaro

di Roberto Tortoramercoledì 4 febbraio 2026
Askatasuna, i rossi sfasciano tutto? L'imbarazzante risposta di Furfaro

2' di lettura

Si discute ancora degli scontri avvenuti a Torino nel corso della manifestazione di solidarietà ad Askatasuna, il centro sociale più noto d’Italia. E così anche a “È Sempre Cartabianca”, programma di approfondimento condotto da Bianca Berlinguer, in onda ogni martedì in prima serata su Rete 4. Tra gli ospiti c’è Marco Furfaro, Responsabile Welfare del PD, che si scaglia incredibilmente contro il governo per i tafferugli che si sono verificati tra forze dell’ordine ed un manipolo di anarchici estremisti, che non hanno lesinato colpi e mandato diversi agenti in ospedale: "Non sono io che vado a manifestare con mio figlio di cinque anni e mezzo. È il governo – sbotta Furfaro - che deve spiegare come sia possibile che arrivino mille persone incappucciate da tutta Europa senza che nessuno se ne accorga. Perché fa un po' ridere sinceramente, nell'epoca del digitale, dei servizi segreti etc.. Significa che c'è un responsabile, ci sono delle elezioni, chi le vince, chi le perde, chi va al governo e chi deve garantire l'ordine pubblico e non è Marco Furfaro, non è Bonelli né AVS".

Oltre 100 agenti sono rimasti colpiti, tre persone sono state arrestate e ora sono indagate per le aggressioni ai poliziotti e altri reati legati alla piazza. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, parlando in Aula alla Camera è stato duro: “Il centro sociale Askatasuna è stato sgomberato dopo 30 anni di illegalità e violenze e il corteo di sabato era una resa dei conti con lo Stato organizzata con anticipo”.

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Piantedosi, poi, spiega meglio: “Quest’azione è stata preceduta e preannunciata, lo scorso 17 gennaio, da una `assemblea nazionale´ presso l'Università di Torino, a cui avevano partecipato circa 750 persone, fra le quali numerosi attivisti delle diverse anime dell'antagonismo nazionale, aderenti al sindacalismo di base, al movimento No Tav e ai gruppi ambientalisti, rappresentanti della Cgil, del partito Alleanza Verdi e Sinistra e della locale comunità islamica. In quella circostanza, è stato sottolineato - cita testualmente il ministro - che il corteo avrebbe costituito ‘una resa dei conti con lo Stato democratico’, in quanto lo sgombero di Askatasuna alza l'asticella dello scontro. Il 31 gennaio era stato definito `uno spartiacque’, come una guerra di liberazione nazionale, nella prospettiva di un fronte allargato comprensivo della comunità araba e musulmana, diventate ‘compagne di lotta’”.

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