«Ma cosa c’entra tutto questo con il referendum? Non c’entra assolutamente nulla, è solo politica». Mirella Serri, scrittrice e firma, tra gli altri, de La Stampa, perde le staffe quando a L’aria che tira, su La7, si parla di casi di malagiustizia. Tutto quello che sta facendo il governo, a partire ovviamente dalla riforma Nordio, secondo Serri sarebbe dunque una nuvola di fumo. «La magistratura non c’entra niente quando hanno liberato quell’immigrato in Albania, e poi gli hanno dato pure il risarcimento di 700 euro... Questo è significativo, se vogliono cambiare le leggi come quella con cui quell'immigrato ha potuto chiedere diritto d'asilo lo facciano, ma non vengano a dire che questo c'entra con i magistrati».
In studio c’è anche Mara Carfagna, segretaria di Noi Moderati, che rivendica: «Il governo ha tutto il diritto di portare avanti le sue riforme. La separazione delle carriere è stata più volte proposta anche dal centrosinistra». A una manciata di ore dal voto del 22 e 23 marzo, la situazione si fa sempre più tesa, anche davanti alle telecamere. La Serri, non inquadrata, borbotta, contesta, si lamenta. E la Carfagna, sfinita, sbotta: «Difficile parlare con una pentola di fagioli come sottofondo».
Italo Bocchino, il periodo oscuro: "Chi mi ha salvato da sesso e alcol"
Una vita “rock ‘n’ roll” quella di Italo Bocchino, oggi decisamente più posato di un temp...A questo punto è Parenzo a placare gli animi, richiamando alla calma la Serri e ridando la parola alla deputata: «La riforma su cui siamo chiamati a votare al referendum si limita ad attuare la Costituzione, in particolare l’articolo 111, che prevede il principio del giusto processo, cioè di un processo che si svolge nel contraddittorio tra le due parti in condizione di parità davanti a un giudice terzo e imparziale». «La riforma Vassalli del 1989 e la riforma costituzionale approvata poi dalla sinistra con il sostegno del centrodestra - aggiunge la parlamentare - hanno sostanzialmente cambiato le regole del gioco, prevedendo che nel processo ci fossero in campo due squadre e un arbitro, cioè il giudice terzo. Ma ciò nonostante l’ordinamento ha continuato a funzionare come prima, con l’arbitro a vestire la maglia di una delle due squadre. E allora la riforma mira a rendere il giudice davvero terzo e imparziale, separando non solo le funzioni dei magistrati, su cui è intervenuta già la riforma Cartabia, ma anche le carriere».




