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Romelu Lukaku contro la Juventus: "Serviva un loro positivo per fermare il campionato"

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Romelu Lukaku sorride, quindi sul momento non ci si fa caso. Poi però le sue parole riecheggiano nella mente ed è inevitabile misurarne il peso. Il belga, durante una diretta Instagram organizzata dalla Puma (il suo sponsor tecnico) con Henry e Witsel, non le manda di certo a dire, anzi racconta candidamente quello che pensa, e cioè che il calcio si è fermato tardi di fronte all' emergenza-virus e che lo ha fatto davvero solo quando è risultato positivo un giocatore della Juventus (il difensore Rugani).

 


 

Lukaku chiede: «Visto che la salute viene prima di ogni cosa, perché dobbiamo giocare se nel mondo c' è gente che rischia la vita?». Scaglia la pietra, poi lascia lì anche la mano: «È necessario che un giocatore della Juve sia positivo perché il calcio si fermi. Tutto ciò non è normale». Si può dire che da un lato il belga indossi i panni di portavoce dei colleghi, accusando il governo del pallone di essere intervenuto tardi. E per inciso è probabile che ce l' abbia con la Uefa più che con la Lega e la Federazione, visto che la prima ha fermato le competizioni in ritardo rispetto all' Italia, proprio il giorno dopo l' annuncio della positività di Rugani. Dall' altro lato, sottolinea il suo innamoramento nei confronti dell' Inter, indossando una veste da tifoso: ne saranno contenti di certo i fan nerazzurri, protesteranno gli juventini, si riaccenderà la rivalità sportiva. Amen.

Di certo saranno tutti d' accordo sul fatto che Lukaku è meglio averlo nel campionato italiano piuttosto che il contrario, e non solo per le qualità tecniche: è uno che si interessa, pensa e partecipa attivamente. Infatti si espose anche a inizio stagione per combattere il razzismo negli stadi italiani e ha tappato le falle delle istituzioni. godin e gli altri La sua idea è peraltro comune a tanti, se non tutti i giocatori. Si era già fatto sentire il compagno Godin («I calciatori sono stati esposti fino all' ultimo»), Petagna fu uno dei primi ad alzare la voce, e i colleghi dei club europei non si sono di certo risparmiati: Ogbonna del West Ham, ad esempio, ha sentenziato che «per fermare la Premier sembrava ci volesse un morto».

 

 

La diretta social scorre poi più leggera. Lukaku ribadisce che il calcio va messo in secondo piano anche se «manca il ritmo, la competizione, lo stadio pieno, l' affetto del pubblico». Non è tempo perso, però: Lukaku sfrutta le giornate «per analizzare le prestazioni degli ultimi sei mesi», per la gioia di Conte e dell' Inter, e implicitamente suggerisce alle istituzioni di fare lo stesso, per evitare in futuro gli errori commessi nel recente passato. La sospensione del calcio fino al 13 aprile, annunciata ieri dalla Figc, è un passo importante ma scontato. Ora viene il difficile: serve non farsi prendere dalla fretta e riprendere solo quando sarà possibile e sicuro. Uomini del calcio, siete avvisati: Lukaku e compagnia vigilano con attenzione.

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