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Italia, dalla Bosnia un monito per Roberto Mancini: andare in Nazionale non è una gita di classe

Francesco Perugini
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Puntare alla fase finale della Nations League e rimanere in alto nel ranking internazionale in vista dei Mondiali: erano chiari gli obiettivi di Roberto Mancini prima di Italia-Bosnia, ma la Nazionale vista in campo a Firenze non ha di certo espresso tutto il proprio potenziale per inseguire la dodicesima vittoria consecutiva. Certo, «è mancata la brillantezza», si è giustificato il ct e non poteva essere altrimenti in questo pausa pre-campionato mentre i nostri avversari avevano già nelle gambe alcune partite di campionato. 

Al netto delle considerazioni inevitabili sulla situazione fisica dei giocatori, a Mancio sembra essere mancato il coraggio di insistere fino in fondo con la filosofia aggressiva che lo avevano portato al record di trionfi di fila in azzurro (11). Sia nelle scelte iniziali che nell'atteggiamento in campo. Questa squadra è nata ed è cresciuta per giocare, attaccare e non per speculare, ma allo stesso tempo senza mai potersi permettere di sottovalutare gli avversari. Tutto ciò al netto delle valutazioni individuali sullo stato di forma. Se Sensi è stato persino decisivo alla prima da titolare dopo sette mesi, pur non rendendo nel ruolo di regista come potrebbe da mezzala, gli azzurri hanno mostrato scarsa verve sulle fasce dove Florenzi e Biraghi sono alla ricerca della miglior forma e soprattutto di certezze per il futuro. 

 

Il romanista attende di conoscere la nuova eventuale destinazione dopo il prestito al Valencia, mentre l'ex interista deve sapere ancora se potrà tornare in nerazzurro o rimanere alla Fiorentina. E se l'assenza di Chiellini resta un piccolo giallo tra l'errore tecnico e la paura di nuovi problemi fisici - come dichiarato dallo stesso Mancini a caldo - più di qualche dubbio rimane osservando la preferenza accordata a Lorenzo Pellegrini e Chiesa rispetto a Zaniolo, più ispirato dei compagni che lo hanno preceduto nella formazione. L'altro romanista non ha brillato, mentre il figlio d'arte viola è alla ricerca di se stesso e di una nuova maglia dopo un'annata in chiaroscuro a Firenze. Non si può dimenticare infine Belotti, preferito alla Scarpa d'oro Immobile probabilmente in vista dell'impegno contro l'Olanda, ma decisamente poco a suo agio contro una difesa molto chiusa come quella dei bosniaci. La sfida di domani ad Amsterdam diventa così già decisiva per i piani azzurri. 

Gli orange hanno battuto la Polonia e sono al al primo posto nel girone, proprio come accadde con il Portogallo nella prima edizione della competizione. L'Italia non seppe più rimontare lo svantaggio subito dopo il pari all'esordio con la Polonia e si dovette accontentare del secondo posto nel girone alle spalle dei lusitani. Per riscattarsi subito, Mancini ha iniziato a tagliare la lista dei 35 convocati originari anche se gli danno una mano gli infortuni: dopo lo juventino Bernardeschi e l'interista Bastoni, torna a casa anche il viola Castrovilli. Per il viola si tratta solo di una tendinite legata ai carichi di lavoro di inizio stagione, ma meglio non rischiare. Così non è partito per Venezia - da cui oggi la comitiva azzurra volerà per Amsterdam - nemmeno Luca Pellegrini. Non torna alla Continassa però il laterale juventino, ma si unisce all'Under 21 a Tirrenia per l'amichevole contro la Svezia di martedì pomeriggio. 

Un altro dei tanti convocati in apparente gita-premio, molti dei quali sono finiti in tribuna già all'Artemio Franchi come Caputo, Cragno, D'Ambrosio, Caldara, Gagliardini, Orsolini ed El Shaarawy. Per loro è il momento di un'occasione o del taglio: l'Italia non può più essere timida per inseguire i suoi obiettivi.

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