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Marco Tardelli e i gay in Serie A: "Non capisco una cosa"

Leonardo Iannacci
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L’urlo di Munch venne realizzato dal grande pittore norvegese nel 1893, quello di Tardelli con annessa corsa folle e straniante, un secolo più tardi. Ora, però, Marco non urla più. Parla con voce impostata da giornalista quando conduce la serie tv L’avversario - l’altra faccia del campione su Raitre. Stasera è in programma l’ultima puntata dedicata all’oro olimpico di Tokyo 1964, Franco Menichelli. Trattasi di un modo intelligente per leggere lo sport, con approfondimenti psicologici sull’essere campione e sulle sue debolezze.

 

 

 

Marco, hai scoperto che lo sport non è soltanto lustrini e facili trionfi, vero?
«In realtà l’ho sempre saputo ma l’idea di raccontarlo ha funzionato. Ci sono disagi anche nella testa di un campione».
Quale è stato il tuo avversario più duro?
«La mia era una famiglia umile e mamma mi implorava di prendere un diploma per un lavoro sicuro. Non gli ho dato retta».
L’essere campione tormentoso e tormentato ti ha aiutato a realizzare L’avversario?
«In parte sì, mi ha ricordato quando vomitavo sempre prima di scendere in campo, ai tempi del Como».
In sei puntate hai psicoanalizzato grandi campioni, tutti con i loro muri da scalare. Ce li racconti?
«Cassano ha avuto come avversario più subdolo... se stesso. La Pellegrini ha dovuto vincere la paura dell’acqua e l’ansia. Mancini la timidezza e un orgoglio esagerato. Platini le difficoltà e la pubalgia nel primo anno alla Juve. Lea Pericoli, grande rivoluzionaria nel tennis, ha sconfitto il cancro».
Ci sarà (speriamo) una seconda serie?
«Mi auguro di sì, il mio sogno è quello di dedicare una puntata a Gigi Riva».

 

 

 


Il tuo calcio era realmente meno isterico e sovradimensionato?
«Un aneddoto: dopo la tremenda sconfitta nella finale di Coppa Campioni 1983, l’Avvocato Agnelli venne a salutarci sul pullman e, con un sorriso malinconico, disse soltanto: coraggio ragazzi, doveva andare così...».
Cosa ti sorprende nel football attuale, marmorizzato e incapace di evolversi?
«Un’incongruenza: il timore dei calciatori gay di svelare la propria sessualità, è impossibile che nelle 20 squadre di serie A ce ne sia soltanto uno, Jankto. Vige la paura. Il mondo è cambiato: non vedo perché non debba cambiare anche il calcio».
L’affaire Inter-Lukaku ti ha stupito?
«Per nulla. Non commettiamo l’errore di meravigliarci di queste cose. Oggi il calciatore è nelle mani di un agente che fa il bello e il cattivo tempo. Dominano soltanto i soldi. Non scandalizziamoci, così va il mondo nel 2023».
Calciatori-bandiera: un concetto sparito... 
«“Il Milan è riuscito a mandare via uno come Maldini e siamo qui a chiederci perché Lukaku prima dice di amare l’Inter e poi sparisce?».
La Juve è legata a questa vicenda: Lukaku potrebbe prendere il posto di Vlahovic. Faresti lo scambio? 
«Ti rispondo così: prima dovrei vedere il bilancio e la situazione finanziaria del club. Oggi conta questo aspetto. Se il Psg offre Fort Knox per il serbo...».

 

 

 


Il Psg ha drogato il mercato? 
«Sì ma non ha ancora vinto la Champions. A Parigi non hanno capito che in squadra servono gli ingegneri ma anche i muratori».
E centrocampisti come Barella che è orgoglioso quando gli dicono: sei il nuovo Tardelli...
«Mi rivedo in lui, nella leadership, nel gioco a tutto campo, nelle incursioni».
Che Juve sarà dopo lo tsunami degli ultimi mesi in cui ha giocato partite soprattutto nei tribunali?
«Una Juve con una grande voglia di ristrutturare bene, con Giuntoli. E se mi chiedi di Allegri, ti dico che è l’allenatore giusto. Max mi è sempre piaciuto».
Il Napoli di De Laurentis ha cambiato allenatore e tecnico: saprà ripetersi?
«Rivincere è più difficile che vincere. Non ho mai avuto una gran simpatia per ADL, uno che ama stare davanti a tutti e dimentica talvolta che il Napoli è dei napoletani. Ma sinora non ha sbagliato nulla, così come Spalletti che però se ne è andato».
Il tuo amico Mancini ha di fronte a sé un Everest: ha ancora voglia di nazionale?
«È motivato, i Mondiali saltati sono la benzina per ricostruire come ha fatto nel 2019».
Intanto le under (19 e 20) vincono e convincono...
«Meno male. Il Mancio non ha mai avuto timori nel lanciare i giovani e lo farà anche stavolta».
Ultima domanda prima di lasciarti con Myrta (Merlino, il suo grande amore ndr) al mare di Pantelleria: l’Arabia sta veramente rivoluzionando il mappamondo del calcio oppure si rivelerà un bluff come lo sono stati gli Usa negli anni ’70 e, poi, la Cina?
«Potrebbe rivelarsi un problema per l’Europa tra qualche anno. Per ora stanno gli arabi costruendo un calcio spettacolo con figurine da collezione. Se diventerà una nuova Premier, lo sapremo a breve».

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