Jannik Sinner continua a essere nei pensieri di milioni di italiani. Il numero uno al mondo non ha ancora recuperato dal problema al ginocchio che lo ha tenuto lontano da questa prima parte della stagione sul cemento. E che lo ha costretto a rinunciare all'ultimo grande Slam dell'anno: gli Us Open. L'azzurro non ha mai nascosto di prestare molta attenzione a ciò che il suo corpo gli trasmette. Perciò, ogni volta che percepisce sensazioni negative preferisce fermarsi piuttosto che forzare la mano.
"A me non sembra che lui crolli - ha spiegato Adriano Panatta in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera -. Credo che sia legato al fatto che ascolta il suo corpo. E allora decide di fermarsi. Io non ho mai avuto non solo un mental coach, ma un coach: Mario Berardinelli veniva con noi in Coppa Davis e agli Internazionali. Quando io ho vinto Parigi non c’era, quando giravo il mondo non c’era: non esisteva il coach per noi. L’unico che aveva il coach a quel tempo era Björn Borg, che aveva accanto un suo vecchio maestro, Lennart Bergelin. Onestamente non penso mai di averne avuto bisogno".
Sinner, "non è stata la caduta a Wimbledon": come e quando si è infortunato davvero
No, non è stata la caduta nel match contro Kecmanovic a Wimbledon a mandare in tilt Il ginocchio di Jannik Sinner...E ancora: "Anche noi quando ci sentivamo stanchi non andavamo a fare i tornei. Però adesso è tutto più scientifico, se hai un team che ti aiuta negli aspetti tecnici, mentali, nutrizionali è lo stesso gruppo che ti consiglia quello che è meglio fare. Io decidevo da solo. Dopo Wimbledon non avevo voglia di andarmene in America, preferivo andare al mare un mese. Forse anch’io ascoltavo il corpo".




