Jannik Sinner ha dovuto imparare a fare i conti con una cosa che nel tennis non si può programmare: il momento in cui il corpo ti obbliga a fermarti. Dopo mesi lontano dai tornei, l’azzurro racconta come ha vissuto lo stop al ginocchio destro, tra la voglia di tornare e la necessità di non forzare i tempi. E mette subito in chiaro quale sia stata la lezione più importante: "In questo momento serve pazienza: il corpo è l'unico avversario che non puoi battere”. Lo ha detto in un’intervista a la Repubblica, nella quale il numero uno del mondo ripercorre un’estate molto diversa da quelle a cui era abituato.
Niente partite, niente viaggi da un torneo all’altro, niente rincorsa ai punti. Ma neppure una resa al riposo forzato: "Fermo non ci sono mai stato, né ho voltato le spalle al tennis perché lui mi ha fatto del male", spiega, mentre ha continuato a lavorare in palestra, sul campo e con i fisioterapisti, seguendo le indicazioni degli specialisti. Qualcosa, fuori dal circuito, è riuscito comunque a concederselo. È andato a Monza per vedere la Formula 1, ha partecipato alla sfilata di Gucci a Milano, ha giocato più spesso alla PlayStation e ha iniziato a leggere Io uccido, il romanzo di Giorgio Faletti da seicento pagine. Piccole abitudini diverse, senza la pretesa di trasformare lo stop in una vacanza.
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Aria di rivoluzione in casa Sinner, pronto a tornare in campo per il Six Kings Slam. Dopo 4 anni di trionfi, è ar...Intanto, guarda già al ritorno, previsto al Six Kings Slam di Riad a fine dicembre. Prima, però, viene la salute. Gli infortuni “fanno parte dello sport" e impongono di capire “quando è il momento di fermarsi”. E ancora: ”Serve avere una visione a lungo termine, non c'è solo l'oggi, si semina ora, ma il raccolto ha altri tempi". La differenza la fanno il lavoro e la preparazione, non la fortuna. Il campione altoatesino non ha cambiato idea sul proprio mestiere e nemmeno sul modo di affrontarlo. Vuole una carriera lunga, non un rientro affrettato per cancellare il prima possibile questi mesi.
Quando gli chiedono se abbia scoperto qualcosa di nuovo durante la pausa, risponde con la semplicità di chi non sente il bisogno di inventarsi una lezione da raccontare: niente di particolare, ma non si è annoiato. La sua priorità resta tornare a giocare. "Preferisco i colpi alle parole", dice, parlando anche della possibilità “di scrivere un’autobiografia". Per quella, assicura, ci sarà tempo. Adesso Sinner vuole ritrovare il campo, ma sa che per farlo deve accettare anche ciò che non dipende dalla sua volontà. E, per una volta, la partita più importante è imparare ad aspettare.




