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Immigrazione, svolta Ue: accordo sui rimpatri rapidi. E il governo accelera sul blocco navale

di Michele Zaccardimartedì 2 giugno 2026
Immigrazione, svolta Ue: accordo sui rimpatri rapidi. E il governo accelera sul blocco navale

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«L’Italia ha compiuto un enorme e importante progresso» sul «rafforzamento del coordinamento interistituzionale nell’adeguamento della legislazione nazionale» comprese le misure «di emergenza relative al reclutamento del personale» ed è «sulla buona strada» in vista dell’entrata in vigore del nuovo Patto Migrazione e Asilo del 12 giugno. Lo afferma il commissario Ue per la Migrazione, Magnus Brunner, in audizione al Parlamento europeo.

E proprio ieri è arrivato l’accordo tra i negoziatori del Parlamento e del Consiglio Ue sul regolamento rimpatri. Dopo diversi rinvii, i colegislatori hanno trovato l’intesa sul provvedimento chiave della nuova politica europea sui migranti, il tassello mancante del Patto. Le norme imporranno obblighi di cooperazione con le autorità verso i cittadini di paesi terzi che non hanno diritto di soggiorno negli Stati membri, con strumenti per rafforzare la cooperazione tra gli Stati Ue e la creazione di hub per i rimpatri nei paesi terzi. L’intesa deve essere ora approvata dalla commissione Libe e dalla plenaria. Mentre la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, scrive: «I rimpatri ora saranno più rapidi e coerenti».

E a Roma, dopo aver incassato questa importante svolta, il governo studia un decreto per un’ulteriore stretta sui migranti. Il provvedimento, anticipato dal Messaggero, recepisce una parte delle norme contenute nel Ddl “Patto migranti” licenziato dal consiglio dei ministri a febbraio ma rimasto incagliato in Parlamento. A beneficiare dell’iter accelerato saranno i punti più importanti del pacchetto in particolare la possibilità di un blocco navale. Nel decreto, scrive sempre il Messaggero, dovrebbe entrare la norma che permette al governo di vietare temporaneamente l’ingresso di stranieri nelle acque territoriali italiane, in caso di emergenza. Una situazione che si configurerebbe in casi gravi stabiliti nell’elenco contenuto nel Ddl, come terrorismo e pressione migratoria «straordinaria tale da mettere in difficoltà il controllo dei confini».

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C’è poi un altro caso particolare: «Emergenze sanitarie di rilevanza internazionale». E qui arriviamo all’Ebola, e all’epidemia in corso in Congo. L’attenzione, dalle parti di Palazzo Chigi, è massima e il decreto a breve in consiglio dei ministri potrebbe contenere le norme per poter attivare il blocco navale qualora l’epidemia dovesse acuirsi.

Anche se il cruscotto del Viminale, aggiornato al 29 maggio, segnala zero arrivi via mare. Ma con l’estate alle porte i timori per un incremento degli sbarchi sono cresciuti. Da qui dunque il decreto, che conterrà anche un giro di vite sulle espulsioni. Ai casi già previsti, per il giudice chiamato a decidere si aggiunge il carcere per reati come violenza o minaccia a pubblico ufficiale, aggressioni o intimidazioni a organi politici, amministrativi e giudiziari. Ancora: delitti in ambito familiare, violenze nei cpr.

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Ci saranno anche procedure di frontiera accelerate, per decidere se il migrante ha diritto o meno all’asilo, che dovranno concludersi entro 12 settimane. Ci sarà poi il fermo per 72 ore dello straniero che arriva in Italia senza controlli, mentre ai migranti che fanno richiesta di asilo potrà essere imposto di risiedere in un solo luogo. Ma la novità riguarda la lista dei Paesi sicuri, una battaglia che Giorgia Meloni ha combattuto in Europa per sbloccare il patto con l’Albania. Ora che l’elenco europeo è stato approvato, il governo può rilanciare e verrà introdotta la possibilità di designare come “sicuri” Paesi terzi «diversi da quelli designabili a livello Ue».

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