"La situazione dei migranti e dei rifugiati richiede una risposta che metta al centro le persone, affronti le cause che le costringono a partire e vada oltre la semplice gestione di flussi. Da qui nasce una duplice esigenza di giustizia sociale: offrire vie sicure e legali, un'accoglienza rispettosa e reali possibilità di integrazione; e promuovere, al tempo stesso, il diritto di rimanere nella propria terra, operando affinché nessuno debba abbandonare la propria casa per mancanza di pace, di sicurezza o di condizioni di vita dignitose, per le disuguaglianze economiche e gli effetti della crisi climatica": a dirlo è stato Papa Leone XIV al Congresso dei deputati spagnolo.
Parole, quelle di Prevost, che i media progressisti hanno subito bollato come l'espressione della contrarietà della Chiesa alla stretta propugnata dalla destra nei confronti degli stranieri. In realtà, al centro del discorso del Papa c'è un concetto-chiave nella politica della destra e di Giorgia Meloni in particolare, ovvero il "diritto a non dover emigrare". Intanto, l’esecutivo socialista in Spagna ha regolarizzato di recente 500mila immigrati.
Nel mirino del Pontefice, poi, ci sono finiti aborto ed eutanasia. Leone XIV ne ha parlato proprio mentre in Spagna il governo Sánchez sta discutendo una proposta di emendamento per introdurre in Costituzione il diritto all’aborto e il Parlamento sta discutendo di una legge sull’eutanasia. "Mi è dato oggi di rivolgere una parola serena e decisa a coloro che hanno la grave responsabilità di ordinare giuridicamente la convivenza sociale - ha detto il Pontefice -. Tale convivenza può vedersi minacciata dalla cultura dello scarto, come ha più volte osservato Papa Francesco. In questo senso, se la vita cessa di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società? Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri? La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà. Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza. Quando questa certezza si offusca, i più vulnerabili sono le prime vittime e la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona. Per questo, la grandezza morale di una nazione si manifesta, soprattutto, nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare quelle vite segnate da maggiore fragilità”.




