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Il corso di nuoto riservato ai migranti

Quale migliore idea, per integrare chi arriva sui barconi, che ideare un corso natatorio?! Ecco allora il progetto tutto genovese
di Lorenzo Cafarchiomartedì 28 luglio 2026
Il corso di nuoto riservato ai migranti

3' di lettura

Le onde. Il mare. Genova splende e così le sue acque. Mentre i raggi del sole scaldano la pelle un po’ più in là una moltitudine di persone si tuffa. Occhialini, braccioli e sorrisi. Sono tutti attorno a Sarjo, a Wuye, a Ismaila e a Bokara. Anzi le persone sono immerse nel mare di Voltri per loro. Lezioni di nuoto. E così, ieri mattina, sfogliando il Secolo XIX osserviamo le bracciate e lo stile libero che ricorda quello di Eric Moussambani, il nuotatore equatoguineano che partecipò alle Olimpiadi di Sidney nel 2000. I quattro ragazzi vengono dal Gambia e sono arrivati in Italia su un barcone. E così quale migliore idea, per integrare, che ideare un corso natatorio. «Il progetto è dell’associazione Tutori Riuniti Liguria, con il sostegno del Fondo beneficenza di Intesa Sanpaolo e di una rete preziosa composta dall’asd Il Pontile di Pra’ e del circolo Carbonai di Sampierdarena: il titolo scelto è “Il mare, un’altra prospettiva”». Così sintetizza il quotidiano genovese. Una prima volta mostrata con orgoglio. Il programma, denominato “Fare pace con il mare”, è attivo da qualche stagione a Savona e grazie al lavoro di Rossella Pisano - allenatrice di nuoto e counselor - ora anche le rive di Genova incontrano i corsi per immigrati. Appare una telecamera e il 18enne Bokara racconta la sua vicenda. È in Italia da due anni e dice che prima aveva «paura del mare perché non sapevo nuotare» ora è diverso. Le parole in fila tra il viaggio «così, così» per raggiungere la nostra Nazione e il fatto che «prima» era più complicato vivere in Italia.

TUTORI
I quattro si impegnano affrontando il mare, ma l’operazione appare più il tentativo di esporre questi giovani immigrati a favore di camera. Mostrati come fossero una sorta di campionario dell’integrazione. E così il nuoto diventa sinonimo di accoglienza. L’associazione Tutori Riuniti Liguria guida le operazioni. Le iniziative partono dalla legge 47 del 2017 che ha introdotto la figura del tutore come rappresentante giuridico dei minori sul territorio nazionale. «Siamo 68 in tutta la Liguria non è semplice, nessuno nega che ci siano casi difficili, ma quello che vorremmo mostrare è che c’è anche altro. I giovani migranti spesso finiscono all’attenzione per casi di cronaca negativi. Non si parla invece di ragazzi come questi che hanno imparato la lingua, che stanno iniziando a lavorare o, a settembre, andranno a scuola. Serve accompagnarli in un percorso di integrazione vera». Dice Francesca Lai, presidente del sodalizio dei tutori al Secolo XIX.

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Imbiancare i sepolcri dell’inclusione mostrando episodi estemporanei. Un po’ come il corso, denominato “Libere in bicicletta”, per insegnare a usare la bici alle donne immigrate voluto dal comune di Mira, in provincia di Venezia. Stesso registro anche a Pioltello, nel Milanese, perché «l’inclusione per le donne straniere passa anche da un corso su due ruote». Il medesimo messaggio giunge da Genova. Una bracciata tira l’altra. Certo i detrattori ci diranno che il corso è voluto da privati e i privati possono fare quello che vogliono. Però, qui, facciamo notare l’uso strumentale di questi immigrati, mostrati come un orpello tra un’onda e l’altra.

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CROCI
Nel 2025 sono morte sulla rotta mediterranea 1.878 persone, se riavvolgiamo il nastro sono oltre 30mila le vittime nell’ultima decade. Croci in mare senza una prece. Eppure mentre Bokara racconta le difficoltà della traversata ci viene in mente che tutti quegli uomini, tutte quelle donne avrebbero potuto conoscere un’altra storia se non fossero diventati un numero nelle tratte che il capitalismo impone. Eradicati dalla propria origine per trovarsi senza radici in acqua. Triste destino che un corso di nuoto non può, certo, lenire.