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Delirio in ospedale a Napoli: ecco la Sanità di Fico

di Pietro Senaldisabato 25 aprile 2026
Delirio in ospedale a Napoli: ecco la Sanità di Fico

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Accattatevillo: tradotto dal napoletano, l’avete voluto, tenetevelo e tanti auguri... Se qualcuno chiede all’intelligenza artificiale cosa ha fatto e cosa non ha fatto Roberto Fico da che è presidente della Regione Campania, la risposta dell’algoritmo è che il politico grillino non è, e non è mai stato, presidente della Regione Campania. A domanda ripetuta, il computer si scoccia e, per dribblare le insistenze, si offre di tracciare il bilancio di un “ipotetico” Fico governatore. Sulle prime, si prova una sensazione di rivincita del giornalista in carne e ossa sul cervello informatico che lo scimmiotta. Poi, quando si approfondisce la domanda, scartabellando archivi e appendendosi al telefono, da Mondragone fino giù a Palinuro, per poi inerpicarsi nel Sannio, ci si deve arrendere: l’intelligenza artificiale è più brava di noi; è più concreta, non si ferma alla forma, va diritta al sodo. Fico in effetti è ufficialmente presidente della Regione Campania. Ha il pennacchio da quattro mesi. Il punto è che, nella pratica, non ha fatto nulla; quindi, è come se non lo fosse.

Anche perché le altre forze del campo largo, dal Pd alla lista del defenestrato Vincenzo De Luca, fino ai blanditi e remunerati con assessorati verdi e sinistri, non lo hanno aiutato. Lezione campana a futura memoria. Di peggio, lo hanno punito per la sua tracotanza, tratto caratteristico del politico pentastellato: non sa fare nulla ma non si fida di nessuno e si atteggia a fenomeno. Il neo governatore, che prima di diventare presidente della Camera non aveva mai lavorato e una volta nominato ha continuato con le antiche abitudini, si è ritagliato per sé le deleghe a Bilancio, Sanità e Fondi europei e nazionali. Un viceré borbonico aveva meno potere di quanto se ne è riservato lui. Solo che il Che Guevara di Posillipo non aveva calcolato che la Regione non è come il Parlamento. Non ti puoi imboscare, devi lavorare, specie se ti sei tenuto quasi tutta la cassa. Bene, anzi male: per onestà va riconosciuto che il governatore grillino ha ereditato una sanità che era la peggiore dello Stivale, come scandali, qualità, numeri e disservizi cronici. Con lui non è migliorata.

Un video registrato ieri all’ospedale Cardarelli, la cattedrale sanitaria campana, documenta una realtà da bolgia dantesca. Pazienti ammassati, rumore, parenti che si fanno i fatti loro, guardie costrette a improvvisarsi infermieri per mancanza di personale. Nessun distanziamento, nessuna suppellettile di conforto ai malati disseminati come i cocci di un vaso rotto, assenza di strumenti per chiamare il personale, per non parlare di flebo o bocchette per l’ossigeno. Il salone del pronto soccorso di quello che dovrebbe essere il primo ospedale del Sud è stato trasformato in un labirinto di stanze improvvisate, con strutture modulari piazzate con la scusa di garantire la privacy - inesistente - di chi soffre e attende che di fatto servono solo per nascondere, almeno a prima vista, lo sfascio e le barelle buttate lì. La sintesi: un carnaio. Sempre meglio, forse, dell’altra grande struttura sanitaria pubblica cittadina, l’Ospedale del Mare, all’ingresso orientale della città, vicino all’uscita della Napoli-Salerno. Da anni intorno al suddetto nosocomio circola una storia inquietante. Va specificato che la diceria al momento non ha portato ad alcuna inchiesta giudiziaria. Di recente però essa è stata rilanciata dalla stampa locale, la quale racconta che, causa sovraffollamento, ci sarebbe una sorta di mercato nero delle barelle, con tariffe di qualche centinaio di euro a notte e qualche decina all’ora. Quel che è certo è che la decisione dell’ex governatore De Luca di accentrare la sanità regionale nei capoluoghi, lasciando sguarniti diversi presidi territoriali, ha incrementato il sovraffollamento nelle strutture napoletane. Non solo, gli accessi al pronto soccorso in Campania rispetto al numero di abitanti sono circa il 20% in più rispetto alla media nazionale (380 ogni mille abitanti contro 310). La sanità regionale inoltre non è totalmente uscita dal commissariamento, il che ha bloccato per anni il piano di rientro sanitario. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, tuttavia ha recentemente dato il via libera ai finanziamenti e quindi d’ora in poi Fico non avrà scuse. Le prime due emergenze sono quelle dell’organico, con una stima di duemila medici e settemila infermieri mancanti, circa il 20% del personale che sarebbe necessario, e quella dei posti letti, che sono 19mila mentre ne servirebbero almeno 22mila.

Toc toc, Fico? Il presidente, siamo felici per lui, gode di ottima salute e al momento pensa ad altro. È impegnato a fermare il progetto di costruire un centro di raccolta profughi a Castel Volturno, in ottemperanza al piano del governo di far sorgere un campo in ogni regione, in modo da scaricare su tutto il territorio nazionale la gestione dei migranti. Sono previsti 120 ospiti, ma Fico non ne vuol sapere. «Questa decisione è scellerata e documenta il fallimento delle politiche migratorie del governo», si lamenta la sinistra che amministra la Campania. Curiosi questi del campo largo: dicono che è disumano costruire i centri in Albania, ma se ne vuoi mettere uno a casa loro si mettono a strillare come neppure il bestiame da macello.