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Conto corrente: ecco chi rischia la botta sui soldi versati, la nuova sentenza cambia tutto

domenica 1 novembre 2026
Conto corrente: ecco chi rischia la botta sui soldi versati, la nuova sentenza cambia tutto

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La sentenza n. 25843/2026 della Corte di Cassazione ha ribadito che l’Agenzia delle Entrate può considerare imponibili i versamenti bancari non giustificati anche nei confronti delle persone fisiche che non esercitano attività d’impresa o di lavoro autonomo, sulla base della presunzione prevista dall’art. 32 del D.P.R. n. 600/1973.

La controversia riguardava un contribuente al quale erano stati contestati oltre 900.000 euro di redditi non dichiarati, ricostruiti attraverso i versamenti sui suoi conti correnti. L’uomo aveva sostenuto che la presunzione bancaria fosse applicabile esclusivamente a imprenditori e professionisti e che gli accrediti derivassero principalmente da restituzioni di finanziamenti concessi alle società da lui amministrate. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità dell’accertamento.

Secondo i giudici, la presunzione relativa ai versamenti bancari costituisce una presunzione legale relativa, che consente al Fisco di attribuire rilevanza reddituale agli accrediti non giustificati senza dover dimostrare l’origine imponibile di ciascuna somma. Tale principio si applica a tutti i contribuenti, compresi i privati cittadini. Diversamente, la presunzione relativa ai prelevamenti riguarda soltanto i titolari di reddito d’impresa.

Resta comunque possibile superare la presunzione fiscale attraverso una prova contraria. Tuttavia, non sono sufficienti giustificazioni generiche, come il riferimento a prestiti, trasferimenti o restituzioni di finanziamenti: il contribuente deve fornire documentazione puntuale, concreta e verificabile, collegando ogni versamento alla sua effettiva origine.

La pronuncia conferma quindi che, nelle indagini bancarie, l’onere di dimostrare la natura non imponibile delle somme contestate ricade sul contribuente, che deve fornire prove analitiche per contrastare la ricostruzione operata dall’Amministrazione finanziaria.