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Emmanuel Marcon, lo scandalo che travolge il ministro De Rugy: ostriche e champagne, costretto a dimettersi

17 Luglio 2019

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Emmanuel Macron, Francois De Rugy

Macron ha cercato di difenderlo a oltranza, consapevole che un altro ministro perso per strada, l' ennesimo e in uno dei suoi momenti peggiori, non avrebbe certo giovato al suo governo. Ha giocato la carta della presunzione di innocenza più che altro, sostenendo che in Francia «c' è ancora rispetto per l' individuo, i diritti della difesa e il diritto di rispondere». «Altrimenti diventa la "République de la delation"» ha aggiunto il presidente che però alla fine, di fronte all' evidenza delle prove sciorinate da Mediapart (il sito che ha svelato tutta la vicenda) non ha potuto più nulla per il suo ministro dell' Ecologia, ed ex presidente dell' Assemblea nazionale, Francois De Rugy.

Quest' ultimo peraltro non lo ha per niente aiutato, anzi ha fatto di tutto per peggiorare la situazione adducendo scuse risibili o rispondendo alle pressanti domande dei giornalisti con sentenze sprezzanti da monarca infastidito. «Quello che faccio, lo faccio perché posso farlo» ha ad esempio detto ammettendo di aver organizzato da presidente dell' Assemblea una dozzina di cene informali «con personalità della società civile». Ma il problema si sà non sono le cene in sé, ma il luculliano menù delle stesse a base di aragoste e vini da mezzo migliaio di euro e quindi il conto che ne è venuto di conseguenza.

«ODIO IL CAVIALE»
La toppa poi è stata peggio del buco, quando in tv ai francesi si è giustificato raccontando di essere intollerante ai crostacei, ai frutti di mare, alle ostriche, di non bere champagne e di odiare il caviale. Tantopiù che poi alle cene sono seguite rivelazioni sulle spese di ristrutturazione dell' appartamento privato dell' Hôtel de Roquelaure, sede del ministero che presiede, per un totale di 63mila euro, compresi 17mila euro per un guardaroba «all' altezza del palazzo», e un phon placcato in oro da 500 euro. Insomma, messo alle strette il «ministro dell' Enologia», com' è è stato poi battezzato, ha dovuto dimettersi senza aggiungere ulteriori commenti.

Per il presidente Macron è una batosta. E non solo perché appunto perde il decimo ministro del suo fragile governo, ma perché il relativamente giovane De Rugy, 46 anni a dicembre, era diventato presidente dell' Assemblea Nazionale proprio per il suo curriculum da parco moralizzatore delle spese pubbliche, in particolare quelle dei politici. Una specie di grillino che nel lontano 2009 era stato con orgoglio uno dei primi parlamentari francesi a rendere pubbliche le sue entrate e uscite, e che al termine del suo percorso di castigatore, solo qualche settimana fa, aveva firmato insieme a Laurent Wauquiez, Olivier Faure Gerald Darmanin e Bruno Le Maire un articolo sul Novel Observateur dall' eloquente titolo "Abolissons nos privilèges!" (Aboliamo i nostri privilegi!).

Nel suo discorso inaugurale da presidente dell' Assemblea De Rugy aveva subito messo in chiaro quale fosse il motivo per cui era stato messo lì: assicurare la trasparenza, fare in modo che l' Assemblea non fosse più per i cittadini «simbolo di opacità, di segretezza e di pratiche eccezionali». «L' opacità alimenta l' antiparlamentarismo e le fantasie. I cittadini non capiscono perché i deputati rifiutino di giustificare l' uso di fondi pubblici assegnati loro» disse qualche settimana più tardi al Journal du Dimanche, e mai parole furono evidentemente più false.

FITNESS
Nello stesso periodo infatti il paladino di Macron spendeva e spandeva senza dare conto a nessuno. Oltre alle cene e alle ristrutturazioni, un terzo autista privato (per ragioni di sicurezza) e una macchina da fitness (vélo elliptique) messa sul conto del ministero. Queste spese diventano note già nell' estate del 2018 e casualmente nel settembre dello stesso anno De Rugy viene "promosso" a ministro dell' Ecologia, suo primo amore dato che nel 2015 aveva lui stesso fondato il Parti écologiste. Il fallimento di De Rugy è con tutta evidenza anche il fallimento di Macron che in lui si era in qualche modo rivisto e aveva creduto. Ed è un enorme campanello d' allarme dato che alla Francia di Macron, così fragile, voltagabbana e inadeguata, l' Europa ha appena affidato buona parte del suo futuro.

di Carlo Nicolato

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