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Energia, perché è sbagliato copiare Sanchez

Le rinnovabili sono un lusso che ti puoi permettere, ma in modica quantità, solo se hai il nucleare. Ed infatti la Spagna lo ha. Quasi il 20% della sua elettricità arriva solo da lì. Ma questo a sinistra non lo dicono
di Fabio Dragonimercoledì 22 aprile 2026
Energia, perché è sbagliato copiare Sanchez

4' di lettura

Per Elly Schlein la Spagna è un modello. Sia perché il premier Sanchez non manca mai di manifestare il suo sfrenato anti americanismo. E con questo la segretaria liscia il pelo per il verso giusto a quella parte di elettorato vetero comunista del Pd. In politica questa cosa ci sta. È legittimo. Sia perché, sempre a suo dire, sarebbe il Paese che ha «investito sulle rinnovabili e oggi sono molto meno dipendenti dal gas, che sia russo o americano». Ma quando le viene fatto notare che la Spagna importa Gas Naturale Liquefatto dalla Russia a bocca di barile, ecco che Elly ti sguscia come un capitone: «Ho già detto come la penso: ora non si può pensare che la soluzione sia il gas russo». Insomma la Spagna è un modello. Sì ma anche no. Ma Italia e Spagna sono davvero così lontane quanto a mix energetico? Le cosiddette energie rinnovabili in senso lato comprendono convenzionalmente idroelettrico, eolico, solare, biomasse e geotermico. Secondo l’Ember Energy Institute l’incidenza delle rinnovabili in senso lato in Italia arriva a circa il 49-50% contro il 56-57% della Spagna. C’è una differenza certo. Ma non sostanziale.

Se invece ci si focalizza soltanto su eolico e fotovoltaico (ovvero le rinnovabili in senso stretto) il distacco è molto più accentuato. In Italia siamo intorno al 22-25% del totale contro il 42-43% della Spagna. Ma è una restrizione sciocca ed ideologicamente guidata perché parte dal presupposto (errato) che l’eolico ed il fotovoltaico possano essere replicati all’infinito a differenza di idroelettrico e geotermico che sono invece vincolati all’esistenza di acqua, bacini, cascate e soffioni. In realtà non si possono installare pannelli e mulini a vento ad libitum. La loro resa energetica è limitata. Molto più di una centrale convenzionale (gas, olio, carbone e nucleare). Quest’ultima può tranquillamente lavorare ben oltre il 60% della massima potenzialità e superare anche il 90%. Cosa impossibile per un mulino a vento che in Spagna può rendere al massimo sotto il 30%. Ed è tantissimo. In Italia, che geograficamente non si affaccia sull’oceano ma sta rinchiusa nella tinozza del Mediterraneo, si supera di poco il 20%.

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Ci sarebbe poi l’altro piccolo particolare dell’intrinseca disfunzionalità. Sole e vento danno l’energia quando decide il buon Dio e non nel momento esatto in cui serve noi. E se non ce n’abbiamo a sufficienza dobbiamo tornare ai vecchi santi (gas, petrolio, carbone e nucleare). Se invece ce n’abbiamo più di quanto serve e la mettiamo in rete questa rischia di mandare in blackout il sistema. Come è appunto successo l’anno scorso in Spagna. Oppure, come prefigurava il Daily Telegraph poco più di una settimana fa parlando di programmi estivi del National Energy System Operator (Neso) tesi a finanziare il consumo dell’energia in eccesso. Cioè si pagano gli utenti per consumare più energia per non arrivare al blackout da sovraccarico. È ridicolo si. Ma in Spagna situazione lo è ancora di più. La società Rete Elettrica, responsabile della gestione della rete di trasmissione, si è fino ad oggi rifiutata di dare spiegazioni chiare e convincenti sulle vere cause del blackout al cui epicentro vi è, lo sanno tutti a partire dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, l’eccessiva dipendenza dalle rinnovabili. Tanto da spingere la CNMC (una sorta di commissione antitrust) ad aprire lei un’inchiesta. Quello che Rete Elettrica non è stata capace di spiegare per non guastare la narrazione verde, proveranno a dirlo altre autorità.

E nel frattempo, zitta zitta sperando di passare inosservata, Rete Elettrica investe un miliarduccio di euro in compensatori sincroni destinati a dare maggiore stabilità ad una rete instabile e precaria a causa dell’eccessivo peso delle rinnovabili. Tutti costi che non si vedono sul prezzo unico dell’energia (Pun) che è il costo di produzione di una data quantità di energia in un dato momento. Ma a valle però finiscono in bolletta. E il tutto mentre la Spagna, chissà perché, dopo il blackout ha iniziato a comprare gas più di ieri. Nel solo 2025 il consumo è aumentato del 5%. Incremento maturato quasi tutto nella seconda parte dell’anno dopo il blackout.

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In finale le rinnovabili sono un lusso che ti puoi permettere, ma in modica quantità, solo se hai il nucleare. Ed infatti la Spagna lo ha. Quasi il 20% della sua elettricità arriva solo da lì. Ma questo a sinistra non lo dicono. Infine permettiamoci una chiosa. Quando parliamo di energia non c’è solo l’elettricità. Ma anche quanto “bruciato” per riscaldarsi e per viaggiare. È il cosiddetto consumo di energia primaria. Stando ai dati dello Us Energy Information Administration i consumi di energia primaria di Spagna ed Italia sono quasi identici. 1.624 miliardi di KWh la prima e 1.696 miliardi di KWh l’Italia. Con una sola marginale differenza. L’economia spagnola a pari a 3/4 la nostra. Quanto ad efficienza nell’utilizzo dell’energia siamo più bravi di loro. E non di poco.

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